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campiglia, i sindacati protestano 

Centro di riabilitazione diventa reparto Covid «Un errore strategico»

Centro di riabilitazione diventa reparto Covid «Un errore strategico»

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PIOMBINO. Stop alla riabilitazione e chiusura del presidio di Campiglia che è stato trasformato in un reparto per la cura dei pazienti positivi al Covid-19. La decisione è stata presa in questi giorni dall’Asl Toscana Nord Ovest per far fronte al crescente numero di contagi, ma non è piaciuta affatto ai sindacati Uil Fpl e Fp Cgil. Per i segretari Paolo Camelli e Simone Assirelli la chiusura della riabilitazione a Campiglia è un errore strategico.

«Una scelta – spiegano Camelli e Assirelli – che non condividiamo e lo abbiamo comunicato nei giorni scorsi all’azienda chiedendo un confronto sulle possibili alternative. Non siamo stati ascoltati e oggi prendiamo atto che l’azienda segue la sua strada che riteniamo sbagliata sotto il profilo della tutela dei cittadini e degli operatori».

Per i sindacati aprire un’area Covid positivi a Campiglia è la «scelta peggiore considerato che la struttura non è minimamente attrezzata per gestire una patologia infettiva acuta, così come non è attrezzata da un punto di vista medico e da quello diagnostico – attaccano Camelli e Assirelli – Inoltre si deve considerare che nella struttura di Campiglia vengono erogate altre prestazioni quali attività ambulatoriali e di salute mentale che si troveranno a diretto contatto con una patologia infettiva in ambiente non protetto».

Non solo. Camelli e Assirelli fanno notare come «la stessa situazione del presidio di Cecina e di Piombino è sottoposta a rimodulazioni di attività importanti, quali la riduzione dell’area medica e delle sale operatorie».

I sindacati chiedono un intervento alle istituzioni locali. «Ci sorprende che gli stessi sindaci, in primis quello di Campiglia, di Cecina e di Piombino – spiegano – non abbiano espresso la loro opinione in merito o se lo hanno fatto dobbiamo ritenere che concordano con le decisioni aziendali».

I sindacati non si limitano alla critica della scelta, ma propongono anche una strategia alternativa. «È nostra convinzione che in questa fase avremmo dovuto riutilizzare il setting cure intermedie di Villamarina che con i suoi 20 posti letto, già sperimentati nel 2020, poteva contribuire adeguatamente allo sforzo a cui sono chiamati operatori e servizi per gestire l’attuale picco pandemico – concludono Camelli e Assirelli – L’azienda ha preferito sopprimere un importante servizio di riabilitazione privando molti cittadini di prestazioni essenziali».

«Come accade spesso – aggiungono i sindacalisti di UilFpl e di Fp Cgil intervenuti sulla questione della riabilitazione – l’area sud è figlia di nessuno».

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