Lutto
Nuove risorse per l’ospedale dell’isola il consiglio regionale prende l’impegno
Maggioranza e opposizione convergono sulla risoluzione del leghista Landi: «Ora la giunta non può fare marcia indietro»
Giuseppe Boi
Portoferraio. Il caso della sanità elbana non è più responsabilità esclusiva di Angelo Zini, Maria Letizia Casani e Simone Bezzini. Dopo le gaffe del sindaco di Portoferraio, i fallimenti della direttrice della Asl e l’obiettiva brutta figura fatta dell’assessore alla Sanità (venuto all’Elba per fare annunci rimasti solo tali) sono l’intero consiglio regionale e la giunta a metterci la faccia. Ieri l’assemblea della Regione ha approvato all’unanimità la risoluzione presentata dal consigliere della Lega Marco Landi «in merito agli interventi finalizzati a garantire il diritto alla salute nei territori insulari della Toscana». Un testo che impegna la giunta a stanziare risorse aggiuntive nella prossima variazione di bilancio e ad adottare in toto il crono-programma dello scorso 25 novembre. Insomma, il voto di ieri ha blindato il potenziamento del pronto soccorso di Portoferraio e, in generale, del sistema sanitario dell’isola d’Elba.
Presa di coscienza
L’approvazione della risoluzione rappresenta una presa d’atto delle criticità della sanità elbana da parte di tutta la Toscana. La vittoria politica di Landi è chiara: la maggioranza di centrosinistra si è trovata a convergere sulla proposta leghista (vedi articolo a destra) e l’impegno per l’isola è diventato prioritario per la giunta e per il presidente Eugenio Giani. La stessa opposizione è però diventata una parte in causa. L’intero consiglio regionale non ha più alibi: le risorse aggiuntive per l’Elba non potranno essere rinviate o emendate nella prossima variazione di bilancio. Anzi, la battaglia elbana ha aiutato anche altre zone disagiate: nella risoluzione sono state inserite le aree montane e, in generale, le così dette aree marginali.
L’impegno assunto
Il risultato per l’Elba resta comunque il fatto che il consiglio abbia sottoscritto i sei impegni presenti nella risoluzione. Vale a dire, anzitutto, «ad adottare le determinazioni elencate nel crono-programma del 25 novembre scorso». Poi, prosegue la risoluzione, «a redigere, nell’ambito delle priorità fissate dal Pssir (Piano-sanitario sociale integrato regionale, ndr) 2018-2020, un piano di interventi che preveda un potenziamento dei servizi e un’implementazione della pianta organica a disposizione delle strutture sanitarie localizzate nelle zone insulari, montane o comunque periferiche». Quindi «a intervenire già in sede di prossime variazioni di bilancio stanziando risorse aggiuntive finalizzate a incentivare il reperimento di personale sanitario e socio-sanitario». E ancora «a sollecitare il governo affinché siano rivisti i parametri entro cui possono agire le Regioni a livello di politiche socio-sanitarie, al fine di contemperare le esigenze di sicurezza delle prestazioni sanitarie con le esigenze di tutela del diritto alla salute della popolazione residente nelle aree più lontane dai grandi centri urbani». E infine «a prevedere che la “Conferenza permanente per il mare e i territori costieri e insulari” contempli, tra le sue funzioni, il monitoraggio dei livelli di assistenza sanitaria e di copertura delle piante organiche» e «a effettuare una comparazione dei costi tra l’annunciata implementazione del servizio di elisoccorso e il rafforzamento delle strutture di emergenza-urgenza sul territorio».
Tempi stretti
«Ora la giunta non può fare più marcia indietro», commenta Landi. La questione si sposta però sui tempi, anche se tutto lascia presumere che saranno stretti. Una volta approvata la variazione di bilancio, la Casani dovrà usare i nuovi fondi destinati all’Elba e si potrà presentare al tavolo con medici e sindacati portando gli incentivi necessari a sbloccare la situazione. Se poi la conferenza dei sindaci elbani riuscisse a presentare delle proposte concrete, tutto diventerebbe più semplice. Il punto è però un altro: ieri si è messo nero su bianco che, se non si passerà dalle promesse ai fatti, sarà l’intero sistema politico toscano a doverne rendere conto agli elbani.
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