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L’anniversario 

I primi cento anni di vita del mobilificio Turini l’azienda col cuore elbano

I primi cento anni di vita del mobilificio Turini l’azienda col cuore elbano

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Portoferraio. Le radici in continente, il cuore all’Elba. Una storia cominciata 100 anni fa che parte da Ponsacco, si sposta a Pontedera e all’Elba (oltre che in Italia e all’estero). A cominciarla è stato Nello Turini nel 1921. Il figlio Renato Turini la ha consolidata a partire dal 1959 attraverso l’innovazione e cavalcando gli anni del boom economico e quelli della crescita negli anni ‘80. Oggi l’azienda è condotta da Massimiliano Tamberi, marito di Silvia Turini, la figlia maggiore di Renato e della moglie Cosima Corigliano.

Lo “sbarco” all’Elba risale al 1969 e fu quasi casuale. Cominciarono con piccole realizzazioni di mobili su misura e “contagiò” gli elbani che, col passaparola costituirono un mercato sempre più consistente. «Negli anni ‘60 l’isola era un paradiso selvaggio “scoperto” da qualche tedesco, romano o fiorentino – raccontava Renato –. C’era però bisogno di mobili. In loco non si trovava quasi niente».

I Turini riuscirono a capire i bisogni di questa clientela. E lo fecero trascorrendo metà della settimana all’Elba. Facevano base a Pomonte e avevano attrezzato un furgone con campionari e strumenti per sopralluoghi e misurazioni. Negli anni ‘70, oltre ai mobili per le residenze degli elbani arrivarono richieste per appartamenti e case da affittare. «I contatti erano così tanti e vivaci che dovemmo aprire una sede nell’isola – racconta Massimiliano Tamberi –. Con una formula più professionale e tecnica, organizzammo lo studio di Portoferraio. La società elbana stava cambiando e con lei anche l’edilizia e il paesaggio. Dovevamo dotarci di nuovi strumenti». Così un ruolo chiave fu assunto dall’altra figlia di Renato: Carlotta Turini, un architetto che vive a Firenze.

E così si compie il terzo innesto di competenze all'interno dell'azienda. La terza generazione trova un retaggio storico-produttivo consolidato e un “sapere” tecnico. «Sono entrato in azienda nel 1991 – conclude Tamberi –. Renato era infaticabile, lavorava divertendosi, affrontava tutti gli ostacoli con tranquillità e bonomia. Cerco di proseguire così, ma ho bisogno di tecnologia, nuove conoscenze. Dalla sede di Pontedera dirigo il mobilificio e mi sposto spesso. Il lavoro può sembrare duro ma mi da grandi soddisfazioni. Alcuni produttori di rilevanza nazionale si sono interessati a noi, questo mi dice che abbiamo lavorato bene; è una piacevole conferma».

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