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«Incontro deludente» Il Pd è sconcertato dallo stallo sulla fabbrica
Il vertice al ministero non ha fatto registrare alcun passo avanti sull’ingresso di Invitalia: «Non ci sono certezze»
PIOMBINO. Per il Partito Democratico di Piombino il risultato dell'incontro al ministero di martedì «è estremamente deludente». È l’opinione che il Pd, con una nota condivisa dall’Unione Comunale e dalla federazione Pd Val di Cornia - Elba, esprime sull’ultimo incontro tenutosi a Roma.
«A fronte del rinnovo degli ammortizzatori sociali, ottenuti grazie all'impegno dei sindacati, del governo e della Regione, emerge una situazione di confusione e di incertezza davvero allarmante per il futuro produttivo dell’industria – sostengono dal partito – ci chiediamo quali siano i motivi del prolungamento dei tempi della due diligence. Si tratta di normali divergenze sulla valutazione economica degli asset dell'azienda o si riscontrano resistenze e mancanza di collaborazione da parte del management indiano? Qualunque sia la risposta, allo stato attuale non esiste nessuna certezza sul piano industriale sul quale dovrebbe avvenire la convergenza con Invitalia, nessuna proposta concreta da parte di Jsw riguardo agli investimenti, al tipo di prodotto e ai mercati da aggredire. E riteniamo che non esistano motivazioni congrue per sospendere questa discussione fino alla definizione della due diligence».
Per il Pd in un momento nel quale l’acciaio sta producendo utili, Piombino resta al palo. «Hanno fatto bene le organizzazioni sindacali a segnalare che, in assenza di risposte urgenti da parte di Jsw, il governo dovrà verificare la disponibilità di altri interlocutori, disponibili a subentrare e a credere nel progetto. La città non può rimanere congelata in una bolla dall’inerzia di un interlocutore che ha fatto del rinvio la sua cifra di questi anni – aggiungono dal partito – Nel merito, riteniamo che il progetto industriale debba puntare, per la parte strettamente siderurgica, sull’acciaieria elettrica, sulla piena valorizzazione della produzione delle rotaie come core business strategico, sulla diversificazione e verticalizzazione dei prodotti in sinergia con Magona per la produzione di acciai piani. Per noi, però, l'impegno dello Stato attraverso Invitalia non può avere solo lo scopo di salvare un’azienda e neanche solo il comparto della siderurgia. Lo Stato, a Piombino, deve guidare il processo di riconversione del nostro sistema economico».
Il partito punta lo sguardo sulle aree retroportuali in concessione all’azienda. «Non più come strumento di contrattazione – spiega il partito – ma per comprendere quali possano essere gli attori, anche istituzionali, in grado di bonificarle e di utilizzarle per strategie nuove capaci attrarre impresa e generare lavoro. Riteniamo, inoltre, che si debba aprire un confronto sulle aree demaniali inutilizzate presenti all'interno del perimetro industriale da bonificare per le quali dovremo immaginare strumenti innovativi, in connessione tra pubblico e privato, che puntino alla bonifica e alla riconversione».
Insomma, per il Partito Democratico l’incontro al ministero non ha risolto lo stallo che da troppo tempo immobilizza la questione dello stabilimento di Piombino. «È importante ricordare che questa vicenda è decisiva per il futuro di tutto il territorio e dell’intera costa toscana, non solo per chi lavora in fabbrica o è da molti anni in cassa integrazione – aggiungono i democratici – Se la vicenda industriale non troverà una soluzione, il rischio è di innescare una spirale che porterà la città a perdere ulteriore economia, ulteriori abitanti ed ulteriori servizi, a partire dalla sanità. Per questo occorre un’alleanza che veda tutti dalla stessa parte a difesa del lavoro. A partire dalle forze politiche e sociali e dalle categorie, con i cittadini, a fianco dei sindacati e dei lavoratori di oggi e quelli del futuro. Non è la battaglia di qualcuno, ma quella di una intera comunità che difende il proprio futuro».
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