Lutto
«Suicidio assistito, non sia influenzato dall’isolamento»
Alberto Guerrieri (associazione Diritto a una vita dignitosa)
Valeria Parrini
Piombino. «Non sono contrario al suicidio assistito. Ma c’è un filo sottile che lo separa dall’istigazione al suicidio».
Quella di Alberto Guerrieri non è una provocazione. Nè un pensiero dettato da un approccio religioso.
La delibera con cui l’Asl Toscana Nord ovest, prima nella regione e tra le prime in Italia, si è dotata di una equipe dedicata alla valutazione delle richieste di suicidio assistito, riporta in superficie una convinzione che Guerrieri ha maturato da molto.
Lui, padre di un disabile gravissimo, fondatore e anima dell’associazione Diritto a una vita dignitosa, lo dice chiaro: niente da eccepire sulla libertà di scegliere, «perché ognuno ha diritto di disporre della propria esistenza.Il punto è un altro. Quando una persona è in condizioni di non autosufficienza assoluta e non può contare sull’assistenza adeguata, in grado di garantirgli almeno un minimo di dignità, è chiaro che possa accarezzare l’idea di farla finita», sottolinea Guerrieri.
«A maggior ragione – prosegue – quando il diritto all’inclusione sociale è cancellato del tutto».
Ci sono disabili che riescono in qualche modo a interagire. Altri, meno. A maggior ragione, semmai, hanno bisogno di uscire di casa, di frequentare ambienti diversi, di rompere l’assedio della solitudine, fatte salve le frequentazioni familiari. E quando i genitori hanno entrambi 82 anni, come in questo caso, le domande sul “dopo” si rincorrono. A volte insieme all’esasperazione. E alla sensazione di rimbalzare in un muro di gomma. «Ma non sono un tipo socialmente pericoloso come sono stato definito. Mi conoscono tutti», sbotta Guerrieri. Che torna al punto iniziale. «E’ indispensabile che i disabili gravissimi possano relazionarsi con il “fuori”. Per sopravvivere hanno bisogno di stimoli esterni.
«Questi contatti devono esserci in maniera sistematica, però – insiste – non sporadica. Altrimenti la situazione finirà col condizionare la decisione».
Dunque, assistenza adeguata. Inclusione sociale. Due elementi che devono essere garantiti soprattutto nelle situazioni più gravi. Altrimenti finiranno per incidere sulle decisioni. «Su una scelta che non sarebbe più libera», per dirla con le sue parole. Dunque, neanche sotto traccia si legge la richiesta di intervento alle istituzioni, a partire da Regione e Comune, “fisicamente” più vicine alle famiglie in situazioni analoghe.
Guerrieri torna sui bandi per il servizio civile con persone destinate proprio ad affrontare questo tipo di problema.
Il rappresentante di Diritto a una vita dignitosa non entra nel merito della decisione dell’Asl Toscana Nord Ovest sulla costituzione dell’equipe che valuterà le richieste di suicidio assistito. Continua però a chiedere più disponibilità verso i disabili gravissimi. Senza che sulla decisione finale pesino l’isolamento e assistenza insufficiente.
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