Sicurezza
Il Pd “imbraccia” le doppiette contro la «calamità cinghiali»
Fa discutere la proposta di coinvolgere i cacciatori nella risoluzione dell’emergenza e creare una coop che utilizzi la cacciagione per produrre salumi a chilometro zero
PORTOFERRAIO. I recenti “incontri ravvicinati” con i cinghiali, culminati con incidenti stradali per fortuna senza conseguenze gravi per le persone, hanno riportato d’attualità il tema della presenza di questi animali nella maggiore isola della Toscana. Un tema caldo che ha provocato una polemica tra il Partito democratico e gli ambientalisti. Dopo il convegno organizzato da Coldiretti su rapporto tra turismo, Parco e cinghiali, il Pd ha chiesto al Parco di prendere accordi con i cacciatori. Poi la proposta, a titolo personale, dell’ex dirigente del partito, Paolo Andreoli, di utilizzare la cacciagione per creare dei prodotti tipici. Quindi le polemiche e il no degli ambientalisti elbani con Umberto Mazzantini che sottolinea come «la caccia in battuta al cinghiale, come dimostrano tutti i più recenti studi, ha un piccolo problema: favorisce la proliferazione dei cinghiali».
Per formulare la sua richiesta il Pd isolano si è rivolto direttamente al presidente del Parco Giampiero Sammuri. Il partito definisce l’emergenza cinghiali «una calamità permanente» vista la situazione piuttosto pericolosa e ormai “fuori controllo” con grandi problemi oltre che per privati e il traffico anche per le aziende agricole e vitivinicole. La soluzione prospettata al Parco è quella di «prendere accordi con i cacciatori elbani e farli cacciare di più e anche nel territorio del parco». A questo si è aggiunta l’ipotesi avanzata da Andreoli di creare una cooperativa di giovani elbani per la produzione di prodotti derivati dal cinghiale a chilometro zero. «Si potrebbe così – ha spiegato – trasformare un problema in opportunità».
Le due proposte hanno scatenato le critiche. Tanto sul fatto di dare il via libera alle doppiette, quanto sull’utilizzo economico della cacciagione. «Invece di pensare a colossali battute di caccia dentro un Parco Nazionale e a prosciuttifici – ha detto Mazzantini, rappresentate delle associazioni ambientaliste nel direttivo del Parco nazionale arcipelago toscano – Andreoli e il suo partito farebbero bene a porre, con la forza e la determinazione finora mancate, all’attenzione della Regione Toscana e del governo del Paese il disastro ecologico ed economico, diventato anche un problema di sicurezza delle persone, dei cinghiali all’Elba».
Il Pd è quindi tornato sull’argomento. «Con una nota dell’11 ottobre – si legge in una nota diffusa alla stampa – il Partito Democratico dell’Isola d’Elba commentava come “netta e opportuna” la decisione, presa dalla comunità del parco sull’area “non vocata al cinghiale”». Dopo tale affermazione il Partito democratico torna sul tema cinghiali sottolineando come «nella nota si auspicava in tempi brevi un’azione tesa a ridurre significativamente la presenza dei cinghiali, divenuta ormai non più un’emergenza ma una vera “calamità permanente” – prosegue –. Il Pd ribadisce la propria idea favorevole al contenimento fino all’eradicazione di razze, a suo tempo introdotte nel territorio, con caratteristiche non sostenibili dall’ecosistema locale, confermando l’impegno a sollecitare la Regione in tal senso».
«Speriamo – continua il comunicato – con questo di aver nuovamente chiarito la nostra posizione, augurandoci che le esternazioni di qualche singolo non vengano strumentalmente utilizzate per un attacco preconcetto verso chi cerca di esprimersi con chiarezza nei confronti dei cittadini».
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