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Sul volontariato incombe l’incubo Iva «Governo, ripensaci: così non resistiamo»
Associazioni preoccupate per l’introduzione dell’imposta sugli incassi su servizi socio-sanitari, beneficenza e sagre
Sara Chiarei
PIOMBINO. «Siamo preoccupati, inutile girarci intorno». La voce arriva dalle associazioni, inquiete per il decreto fiscale collegato alla legge di bilancio che prevede per la prima volta l’introduzione dell’Iva sugli incassi di sagre, tombole di beneficenza e mercatini solidali passando di fatto dall’esclusione dell’Iva all’esenzione per i servizi offerti alla cittadinanza.
Subito il pensiero va alle associazioni che si occupano anche di emergenze e che così preziose si sono rivelate durante la pandemia come Pubblica Assistenza, Misericordia e Croce Rossa. «Dobbiamo ancora approfondire le eventuali conseguenze – dice Anna Tempestini, presidentessa della associazione Pubblica Assistenza – perché noi operiamo già in ambito Iva, abbiamo la partita Iva e non scarichiamo nulla essendo fruitori finali. Ad esempio oggi noi abbiamo diritto a un recupero di Iva sull’acquisto delle ambulanze e all’esenzione su alcuni servizi come le onoranze funebri, elementi che invece sembrerebbero inclusi nella novità apportata dal decreto. È chiaro che se così fosse, sarebbe un danno non tanto per le associazioni, quanto per gli utenti che si ritroverebbero aumentato il costo finale del servizio. Noi, come le altre realtà, non abbiamo l’obiettivo di fare utili ma quello di far sopravvivere l’associazione per garantire i servizi».
Riflessione condivisa anche da Luigi Coppola, governatore della Misericordia che evidenzia come si corra il rischio di gravare sul cittadino e al tempo stesso mettere in crisi le associazioni, specialmente quelle più piccole.
«Un po’ di preoccupazione non nascondo che ci sia – commenta Coppola – il punto è che c’è un problema di fondo essendo il nostro un settore meno tutelato rispetto ad aziende che, pur effettuando servizi simili a quelli offerti da noi (come accade in realtà diverse da Piombino), godono di maggiori agevolazioni. Viviamo una situazione di disparità e di oggettiva difficoltà, sebbene la Misericordia possa vantare una struttura ben organizzata».
«Se è vero che siamo importanti come dicono – conclude Coppola – chiediamo almeno un minimo di tutela».
«Da quello che trapela- dice Elvio Topi, presidente Croce Rossa – anche qualora la normativa slittasse dopo il 1 gennaio, si parla di un rinvio di pochi mesi. Sono molto preoccupato perché già per le associazioni non è facile restare a galla, se dovesse arrivare anche questa mazzata la situazione si complicherebbe ulteriormente. Chiaramente l’unica strada percorribile sarebbe quella di un incremento dei costi a carico del cittadino creando però disagi e scontento generale. Speriamo – conclude – che il Governo ci ripensi mettendosi una mano sul cuore».
Ma esiste un sottobosco di associazioni dotate di pochi volontari e scarse risorse che dovranno comunque avvalersi di un commercialista per dimostrare che le proprie attività non hanno fini commerciali e in quanto tali essere esenti dall’Iva. Un meccanismo implicante inevitabili aggravi economici che rischiano di mettere in forse la sopravvivenza di molte piccole realtà (5.000 solo in Toscana).
«Sono ovviamente preoccupato – dice Alessio Demi, presidente Avis Piombino – noi organizziamo numerose iniziative come la pedalata, che servono da autofinanziamento e per le quali ci avvaliamo della preziosa collaborazione di altre associazioni che a loro volta devono continuare ad esistere. Le associazioni devono fare rete, sempre. Ora si tratta di capire l’entità del problema ma sicuramente non è una cosa buona».
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