Lutto
Allori e il gol da 30 metri che esalta lo stadio Lupi: è sua la prima rete della “nazionale” elbana
Ieri l’esordio della selezione dell’Elba contro il Regno delle due Sicilie nell’amichevole Conifa, la federazione delle nazioni che non esistono
la sfida
Il campo non c’è: il prato dello stadio Lupi è stato appena seminato e si deve giocare sul sintetico. I giocatori più noti sono assenti per motivi di lavoro, nonostante si giochi nel giorno dell’Immacolata. Manca anche l’inno “nazionale” e si è dovuto prendere in prestito “La Leopolda”, ossia quello che fu composto per il Granducato di Toscana. Eppure ieri la Fa Isola d’Elba – la nazionale elbana messa su da Gaetano D’Auria e con Denis Dedja in panchina – ha fatto il suo esordio. Un debutto con pareggio contro un’altra nazione che non c’è: il Regno delle due Sicilie. Ma alla fine la partita tra le due nazionali “per caso” è stata un successo. Soprattutto per Giacomino Allori.
Al 43’ del primo tempo l’arbitro fischia un fallo per l’Elba. La palla è posizionata quasi sulla trequarti. Ma Allori è elbano e conosce il vento. La sua forza ha fermato le navi in banchina. Sfruttare lo scirocco può essere un’opportunità. Così il calciatore tira di destro verso la porta. La palla prende un giro che diventa imprendibile e si insacca alla sinistra del portiere borbonico. «Gol» urla il pubblico sugli spalti – tutto esaurito nonostante il maltempo – mentre Allori (in maglia blu con striscia rossa su cui spiccano le api simbolo dell’Elba) festeggia correndo verso la sua panchina.
È suo il primo gol della nazionale elbana. Una rete che fa il palio con quella del Regno delle due Sicilie. A realizzarla è stato uno dei big degli ospiti: Luca Di Mattia, ex calciatore del Como e ora procuratore insieme a Fabiano Santacroce, già difensore in serie A con Napoli, Parma e ora schierato con la squadra del sud Italia nonostante le sue origini elbane. Di Mattia ha messo dentro la porta un calcio d’angolo di Gaetano Barbarito, il migliore in campo forse non a caso. Capelli lunghi, ben tenuti ma ormai ingrigiti. Lento e imbolsito, ma coi piedi buoni e sempre presente con forza e impegno. Come se stesse giocando ai mondiali. Insomma, lo specchio di ciò che è la Confederation of independent football associations (Conifa), la federazione sportiva che ha organizzato la gara di ieri. Riunisce le squadre di calcio che rappresentano nazioni che non esistono. Vale a dire le dipendenze (territori non dotati di completa indipendenza politica e sovranità perché “dipendenti” da un altro Stato), gli Stati senza un riconoscimento internazionale, le minoranze etniche, i popoli senza Stato, le regioni e le micronazioni.
Una realtà spesso usata strumentalmente dalla politica – lo fece ad esempio la Lega ai tempi del secessionismo con la Padania –, ma che alla fine ha il solo obiettivo di far correre dietro a un pallone calciatori ed ex calciatori più o meno noti facendoli respirare il “clima” di un evento internazionale. E per farlo Conifa rispetta il “protocollo” internazionale. Si comincia con l’esecuzione degli inni. E pazienza se, come nel caso elbano, bisogna “inventarlo” e prenderlo in prestito. Si prosegue poi con degli spettacoli tra un tempo di gioco e un altro (ieri si sono esibite le ragazze di Scienze umane del Foresi). E si finisce con una coppa consegnata ai calciatori, agli arbitri, ai presidenti e anche alla stampa presente. Compreso Il Tirreno.
Giuseppe Boi
(foto Gio’ Di Stefano)
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