Sicurezza
Area marina protetta «Non averla realizzata è un grande scandalo»
Festa al Parco per i 30 anni della legge sulle aree da difendere ma Legambiente denuncia la mancata tutela dell’arcipelago
Portoferraio. Ieri la legge quadro sulle aree protette – la 394 del 1991 – ha compiuto 30 anni. Si tratta di una norma chiave per tutto il Paese e per l’Elba e l’Arcipelago toscano in particolare. Non a caso il Parco nazionale ha celebrato la giornata mettendo a dimora una pianta di mirto e una di corbezzolo davanti alla sede del Centro di educazione ambientale di Lacona.
Alla giornata di festa ha partecipato il presidente Giampiero Sammuri, anche in qualità di presidente di Ferparchi. Alla cerimonia a Lacona hanno partecipato il comandante del reparto carabinieri Parco, il tenente colonnello Stefano Cipriani, e il direttore Maurizio Burlando. «Proprio in questi giorni – ricorda il Parco – stanno proseguendo i lavori di riqualificazione della zona umida di Mola, dove sono state collocate 80 piante con la piantumazione di un filare di tamerici sulla sponda interna dello stagno che serviranno a schermare e proteggere l’avifauna acquatica in sosta e a favorire la loro alimentazione e riproduzione all’interno dello stagno».
Non sono però mancate le polemiche per quello che si poteva, ma che ancora non è stato fatto per difendere, conservare e promuovere l’ambiente nell’isola. Legambiente ha infatti denunciato come «la mancata realizzazione dell’area marina protetta nell’arcipelago sia uno scandalo che compie fra poco 40 anni». «L’area marina protetta è solo sulla carta quella del Parco nazionale dell’arcipelago toscano – scrivono gli ambientalisti –. Grazie alla legge per la difesa del mare avrebbe già una sua precisa identificazione e perimetrazione. Tuttavia non si può non sottolineare come vi sia un’assoluta carenza di dispositivi per una effettiva tutela. È uno scandalo che va avanti da quasi 40 anni visto che la lette (la 979, ndr) è stata approvata nel 1982».
«Legambiente – prosegue la nota – continua a battersi per la crescita e per una sempre migliore gestione delle aree protette, a tutti i livelli. Chiediamo più qualità nelle nomine e nella governance dei parchi e delle riserve, in vista di una maggiore collaborazione tra lo Stato e le Regione per raggiungere obiettivi comuni e condivisi per la tutela della biodiversità. La conservazione della natura non è solo una competenza concorrente tra istituzioni, bensì, soprattutto, un diritto primario delle persone».
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