Il Tirreno

Santa Caterina, i due pastorelli e il miracolo di Rio nell’Elba

Stefano Bramanti
Santa Caterina, i due pastorelli e il miracolo di Rio nell’Elba

Umberto Canovaro ricostruisce le apparizioni del 1623 con gli atti dell’archivio della Curia 

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IL Libro

Stefano Bramanti

Ha trascritto, parola per parola, 88 pagine contenute in due manoscritti del 1623 presenti nell’archivio della Curia Vescovile di Massa Marittima. Un materiale unico e prezioso che è diventato un libro dal titolo “L’apparizione di Santa Caterina all’eremo di Rio nell’Elba. Analisi di un manoscritto del XVII Secolo”. Autore di questa “fatica” – ed è proprio il caso di dirlo anche alla luce della notevole difficoltà nell’interpretare la grafia dei manoscritti del 1600 – è Umberto Canovaro, notista storico ed esperto di Statuti comunali medievali che divide la sua vita fra Rio e Piombino. Il volume – in elegante edizione bibliografica curato da Persephone Edizioni – sarà presentato, domenica 5 dicembre alle 15,30, nella Chiesa Parrocchiale di Rio nell’Elba, dalla direttrice degli Archivi elbani Gloria Peria.

Canovaro ha già in archivio altre “fatiche letterarie”. Nel 1997 ha scritto il dramma “Silvio Mina, ovvero passione e morte di un uomo popolare” e due anni dopo ha pubblicato “La giurisdizione penale nell’Antico Stato di Piombino (Sec. XV – XVIII)” , rivisitando la sua tesi di laurea in Storia del diritto italiano. Questa volta si è dedicato al presunto miracolo nell’eremo di Santa Caterina.

«Ho trascritto due manoscritti legati all’ormai lontano evento della presunta apparizione della Santa d’Alessandria all’omonimo eremo di Rio nell’Elba – spiega Canovaro, consigliere di minoranza nel consiglio comunale riese e presidente dell’Accademia per gli studi storico-giuridici di Piombino –. La videro due pastorelli Domenico e Tommaso, che raccontarono e sostennero di essere protagonisti dell’accadimento miracoloso».

«Nel materiale dell’archivio vescovile ci sono diverse testimonianze sull’evento religioso», prosegue Canovaro raccontando il suo «lavoro minuzioso durato circa tre anni» e ringraziando per «la pubblicazione che è stata supportata da Cassa di Risparmio di Volterra e dal Rotary Club dell’Isola d’Elba».

La ricerca – che ha studiato il testo analiticamente per la prima volta in assoluto riportando fedelmente tutto l’antico verbale – serve a fare luce sulla vicenda di questa apparizione della Santa all’eremo e a confutare le notizie che circolano sul web da fonti non del tutto attendibili.

Canovaro inquadra il tutto grazie alle testimonianze verbalizzate, ma sottolinea come alcune sembrino il frutto di una suggestione collettiva. «I due dodicenni erano in buona fede – conclude Canovaro –: come altri credevano che quella donna dell’apparizione fosse la Santa. Ma ho voluto lasciare al lettore, da credente, l’interpretazione. Si sappia che in quell’episodio non erano stati perfettamente rispettati certi canoni e rilievi affinché ufficialmente la Chiesa potesse parlare di miracolo. Pertanto rimasero alcune perplessità anche all’epoca». Il miracolo infatti non è stato confermato e i fatti di Rio non sono paragonabili ad altri casi noti come, ad esempio, le apparizioni di Lourdes.

Canovaro (tra l’altro commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana), ha anche fornito al Tirreno un assaggio della “traduzione” dei manoscritti. «Per evidenziare il linguaggio di allora – spiega il notista storico – propongo una piccola parte di un dialogo fra il vicario del vescovo dell’epoca don Giulio Neri e una donna di Piombino che, essendo zoppa, attratta dalla notizia dell’apparizione miracolosa all’Eremo di Santa Caterina sull’isola, raggiunge il luogo dopo aver traghettato con un barcone, per chiedere la grazia. La donna affermò di avere ottenuto benefici: dopo varie preghiere nella chiesa di Santa Caterina, camminò senza bastone. Il suo nome è Antonia di Giovanni Bertaccini: Ecco la sua testimonianza: “Mi son partita per venire a questa Madonna Benedicta a santa Catherina a Grassera. Per vedere di haver la gratia, siccome ho ricevuto. Lei ringraziata per sempre. L’invernata passata havendo hauto febbre e doglie grandissime, restai stroppiata delle gambe e coscie particolarmente, e fino lungo di tutta la vita, che penso fusse una sciatica, è sempre sono stata fino a che sono andata a questa Madonna”».

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