Il Tirreno

la proposta di piazza val di cornia 

«Mettere in sicurezza la falda serve anche alle discariche»

Manolo Morandini

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PIOMBINO. La proposta è di spostare i confini dell’area interessata dal progetto di messa in sicurezza di emergenza della falda superficiale. Obiettivo: includere anche le discariche che fanno capo a Rimateria. A lanciarla alle forze politiche del territorio sono gli attivisti del gruppo La piazza Val di Cornia.

Hanno stilato un ordine del giorno che chiedono di portare al voto nei consigli comunali, a cominciare da Piombino, auspicando un’ampia convergenza. Ad illustrarlo sono Mario Gottini, Ugo Preziosi e Renzo Carletti. I motivi della richiesta «stanno nella gravità della situazione rilevata a luglio da Arpat». E la illustrano documenti alla mano. «La perdita di percolato dalle discariche ex-Asiu ed ex-Lucchini aperta, determina un inquinamento inaccettabile della falda superficiale – dicono –. La mancata bonifica della discarica senza telo ex-Lucchini chiusa, crea certamente un inquinamento alla falda sottostante. I cumuli di rifiuti siderurgici abbancati sull’area LI53 determinano l’inquinamento della falda sottostante, al pari di quelli simili presenti sulla 36 ettari inseriti all’interno della trincea drenate per la messa in sicurezza della falda superficiale». Le parole che mettono in fila si ritrovano anche nelle carte Arpat.

Dei 50 milioni stanziati dall’accordo di programma del 2014 ne serviranno 21 milioni per mettere in sicurezza la falda. Il progetto interessa le falde che scorrono sotto l’area dell’attività siderurgica a ciclo integrale, che è ferma dal 2014: circa 560 ettari della parte a terra del Sin. La principale causa di contaminazione è dovuta al percolamento delle acque piovane in zone di lavorazione che non sono mai state adeguatamente regimate e pavimentate. Il fenomeno è particolarmente evidente per la falda sospesa, quella che si è formata sotto lo strato di riporto dei terreni. E che in base alle conoscenze disponibili viene ritenuta non in comunicazione con la falda sottostante, quella profonda, a eccezione delle zone isolotto di Ischia e del padule. Il dubbio resta. Scenario a cui La Piazza accosta, sulla base delle evidenze dei sopralluoghi Arpat, quanto sta accadendo nel perimetro delle discariche.

«L’inserimento dell’area delle discariche e della LI53 dentro l’area circoscritta dalla trincea drenante per la messa in sicurezza operativa della falda superficiale del Sin è un indispensabile strumento per la tutela dell’ambiente circostante – sostengono –. Il percorso proposto, pur prevedendo il prolungamento della barriera fisica lungo il fosso Cornia Vecchia, sarebbe più breve e quindi meno costoso da realizzare di quello attualmente previsto, che costeggia il perimetro dell’intera area gestita da Rimateria tenendola, incomprensibilmente, al di fuori».

Da qui l’ordine del giorno per impegnare i sindaci ad attivarsi nelle sedi competenti affinché «la discarica ex-Asiu sia inserita al pari delle altre e della LI53 nel Sin e all’interno della trincea drenante e del marginamento fisico lungo il Cornia Vecchia per la messa in sicurezza della falda superficiale mediante una piccola modifica – affermano –, che non incide in alcun modo sul progetto generale, al percorso del tracciato della stessa trincea drenante e del marginamento fisico lungo il fosso Cornia Vecchia per la messa in sicurezza operativa della falda superficiale».

Manolo Morandini

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