Il Tirreno

Le attiviste di Pangea fuggite da Kabul «Per noi il 25 novembre è tutti i giorni»

Valeria parrini
Le attiviste di Pangea fuggite da Kabul «Per noi il 25 novembre è tutti i giorni»

Nella giornata contro la violenza sulle donne incontro con i profughi afghani ospiti alla Caravella 

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La storia

Valeria parrini

«Violenza è anche non poter frequentare l’università, il divieto di lavorare o la paura di uscire senza essere accompagnata da un uomo come accade adesso nel mio Paese».

Lo dice chiaro la giovane avvocatessa afghana. Intorno al grande tavolo, con lei, una decina di profughi. Arrivano dal centro di accoglienza della Caravella dove vivono da circa tre mesi. Lì sono rimasti sette bambini e due dei papà. Per gli altri e le altre, nella giornata contro la violenza sulle donne, trasferta a Piombino con i volontari della Rete solidale e antirazzista e delle associazioni che ne fanno parte. Un incontro breve nella sede del circolo interculturale Samarcanda, una passeggiata in centro e pizza finale.

«Stiamo cercando di farli sentire accolti e benvenuti nel nostro territorio, nonostante il silenzio totale delle istituzioni», si legge in un post del gruppo Fb della Rete in cui si ringraziano quanti hanno collaborato a procurare bici, indumenti pesanti, macchine da cucire mentre adesso servirebbero giocattoli per bambini dai 4 ai 12 anni e soprattutto tempo e voglia di fare da mettere a disposizione.

Il gruppo della Caravella in attesa del riconoscimento della protezione internazionale è formato prevalentemente da attiviste di Pangea e dalle loro famiglie. Pangea, quella della P scritta sul palmo della mano mostrata come lasciapassare ai militari italiani in aeroporto per poter prendere un volo e raggiungere Roma nelle ore della paura, quando i talebani entrarono nella capitale. Perché la Onlus è impegnata dal 2003 per le donne e soprattutto con le donne in percorsi di pari dignità, di crescita e di autonomia anche economica attraverso progetti diversi. A partire dal microcredito. Un modo di operare che stride con l’integralismo che ha mostrato subito il volto della rabbia nei confronti delle militanti di questa e di altre Ong.

Per Pangea, il 25 novembre è tutti i giorni: pur nella difficoltà della traduzione, a volte doppia, è questo il messaggio che si capta. Insieme all’incertezza sulla destinazione, sul lavoro. Sul futuro. Del gruppo locale fa parte una donna che ricopre un ruolo importante nell’organizzazione. E che in queste ore è un po’ l’ambasciatrice in diverse iniziative finalizzate a sensibilizzare e a raccogliere risorse. Perchè il progetto Kabul è ripreso con lo staff afghano rimasto. Donne che in questi anni si erano esposte meno e che si sono rese disponibili a continuare ad aiutare altre donne e i loro bambini. Con il loro supporto, Pangea sta riprogrammando con intelligenza e cautela le attività di microcredito ed empowerment. Altro progetto, la Casa Rifugio. Pangea ne ha allestita una per le persone che non sono riuscite a fuggire e che in passato erano state minacciate per l’attività svolta. Per loro, vitto, alloggio e protezione.

È prevista l’apertura di altre case rifugio in zone diverse. Intanto la scuola per bambini e ragazzi sordi di Pangea a Kabul rimane aperta. Via le classi miste ma non chiuderà. Ì talebani hanno proibito alle ragazze maggiori di 12 anni di frequentarla. Potranno farlo le bambine sorde dai 3 ai 12 anni e i bambini dai 3 ai 18.

Il pasto proteico sarà ancora distribuito a tutti mentre si cercano gli strumenti per garantire alle ragazze maggiori di 12 anni la continuazione degli studi.

Servono risorse. Un’occhiata al sito può dire come contribuire.

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