Sicurezza
Gkn con il Camping Cig: «Uniti nella lotta»
Ieri l’incontro pubblico nella Saletta rossa del Comune: «Protestiamo insieme, lo Stato può salvare le nostre aziende»
Luca Centini
PIOMBINO. L’unione fa la forza, anche nei momenti in cui il futuro sembra sempre più avvolto nella nebbia. È con questa convinzione che gli attivisti del Camping Cig hanno organizzato ieri pomeriggio l’incontro pubblico con una delegazione degli operai della Gkn di Campi Bisenzio.
L’evento si è svolto al chiuso della saletta rossa del Comune di Piombino (con obbligo Green pass) per ragioni legate al maltempo. Una difficoltà in più. Ma le difficoltà non sono certo una novità per i lavoratori, da una parte quelli di Piombino alle prese con una vertenza sfiancante e logorante, dall’altra quelli dello stabilimento fiorentino che, nel luglio scorso, furono licenziati con un sms (atto che è costato all’azienda la denuncia per comportamento antisindacale) dalla multinazionale straniera che detiene la proprietà dello stabilimento che si occupa principalmente della realizzazione di componenti destinate alle industrie del settore automobilistico, grandi macchine, macchine agricole e mezzi per il movimento terra, e quello aerospaziale.
«Abbiamo partecipato all’assemblea dei lavoratori Gkn e abbiamo risposto al loro appello a insorgere», ha spiegato Paolo Francini in rappresentanza del Camping Cig. Nella saletta rossa, oltre al vicesindaco Luigi Coppola e all’assessora al lavoro Sabrina Nigro, erano presenti lavoratori, alcuni sindacalisti, rappresentanti di forze politiche e troupe giornalistiche. Francini ha delineato il quadro sconfortante della vertenza relativa al polo siderurgico di Piombino, evocando una mobilitazione generale a partire da uno sciopero generale senza risparmiare, non è una novità, qualche frecciata ai sindacati. Quindi ha descritto i punti di unione e le differenze con quanto sta accadendo a Gkn. «Qua, purtroppo, le istituzioni, i sindacati e la politica sono stati inermi di fronte alle multinazionali che hanno fatto i loro comodi. Adesso abbiamo impianti da terzo mondo pericolosi per i lavoratori, mille persone a casa da 7-8 anni, centinaia di posti di lavoro persi, lavoratori sfibrati e sfiancati e divisi tra loro. Lo Stato intervenga e prenda in mano le fabbriche, ma non facendo il bancomat per le multinazionali».
Francesco Iorio ha parlato a nome dei lavoratori di Campi Bisenzio: «Prima ci veniva detto che non c’erano soldi, ora i soldi ci sono e spetta a noi operai e ai sindacati fare in modo che lo Stato li utilizzi per far riaprire le aziende. Vogliamo una nazionalizzazione che parta dagli operai stessi. Quelle fabbriche siamo noi, noi le sappiamo gestire, eppure quando c’è qualcosa che non va i lavoratori sono i primi a essere cacciati. Insorgiamo perché stavolta ad essere cacciati non vogliamo essere noi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
