Il Tirreno

La lettera del comitato 

«La Regione non ha scuse per non eradicare i cinghiali dall’isola»

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Portoferraio. «La mia azienda agricola è nella piana di Lacona. Non volevo recinzioni, ma ora devo farle se voglio ancora produrre qualcosa difendendo le colture alla devastazione sistematica operata dai cinghiali». Comincia così la lettera di un socio del Comitato per l’eradicazione dei cinghiali all’Elba. Una missiva con cui l’uomo denuncia i danni causati dagli animali.

«L’emergenza non coinvolge solo me ma l’intera comunità elbana – si legge – . Dopo la mobilitazione del Comitato per l’eradicazione del cinghiale dall’Elba, a partire dall’elaborazione di un documento di approfondimento scientifico e storico sulla questione, la Comunità Parco ha deliberato all’unanimità la richiesta urgente alla Regione di revocare l’area vocata per la caccia al cinghiale e di predisporre un piano di intervento per il contenimento a zero. Ora la Regione non ha più alibi per rimandare una strategia efficace per il contenimento degli ungulati».

«La delibera (della Comunità del Parco, ndr) – prosegue – è stata avallata da tutti i Comuni, dal Parco Nazionale e dalle associazioni ecologiste. Un passo avanti storico, ma ora la Regione deve autorizzare il Parco a procedere con gli incarichi per la redazione del piano operativo, riconoscendo la specificità insulare, anche in relazione alla fragilità degli equilibri ecologici di un ambiente unico e in un piccolo territorio. Il momento è particolarmente favorevole quanto a possibilità di reperimento delle risorse necessarie utilizzando progetti “life” o “next generation EU”. Perso questo treno, temo ci si dovrà rassegnare alla devastazione della biodiversità e dell’assetto idrografico nonché delle campagne e dei giardini».

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