Sicurezza
Vanagolli racconta agli studenti l’arte di Raffaello Brignetti
Lo studioso torna nell’aula magna del liceo Foresi per parlare dello scrittore «L’inchiostro nel quale intinse la sua penna di scrittore fu il mare dell’Elba»
Portoferraio. La figura e l’opera di Raffaello Brignetti, di cui si celebra il centenario dalla nascita, saranno spiegate e narrate da Gianfranco Vanagolli agli studenti del Liceo Foresi. Il presidente onorario della sezione di Italia nostra dell’arcipelago toscano, già docente di materie letterarie nelle scuole medie superiori, noto studioso e apprezzato scrittore, incontrerà i ragazzi mercoledì (24 novembre) alle 11,30 nell’aula magna del Liceo.
Raffaello Brignetti nacque nel 1921 al Giglio e morì a Roma nel 1978. Trascorse la sua infanzia e la prima giovinezza la trascorre all’isola d’Elba al faro di Forte Focardo, di cui suo padre era guardiano. Frequentava le scuole elementari le frequenta a Porto Azzurro, il paese più vicino, che raggiungeva ogni giorno in barca. Conseguita la maturità al liceo classico di Portoferraio, si trasferì a Roma. Visse a lungo anche nella torre medicea di Marciana Marina di sua proprietà e poi nel piccolo appartamento ai piedi della torre stessa, in seguito alle conseguenze di un incidente stradale.
Brignetti occupa un posto di rilievo nella narrativa italiana del secondo dopoguerra. Vincitore dei Premi Taranto e Chioggia per la narrativa di mare, nonché del Viareggio e dello Strega, il narratore di Marciana Marina, legato per vincoli di sangue anche alla Liguria e all’Isola del Giglio, si caratterizzò fin dall’inizio della sua carriera per una prosa originale, distinta dai modelli in voga, cui restò sempre fedele, nonostante l’avversione preconcetta di una parte della critica. Avviato, dopo il conseguimento della maturità classica a seguire studi scientifici, mutò radicalmente indirizzo una volta rientrato in patria dalla prigionia, trascorsa in un lager tedesco con altre migliaia di militari italiani catturati successivamente all’8 settembre 1943, laureandosi in Lettere Moderne, a Roma, con Ungaretti. Nella capitale conobbe e frequentò scrittori destinati ad affermarsi, tra cui il conterraneo Carlo Laurenzi, mentre collaborava a distanza con il marcianese Oreste Del Buono e il riese della marina Luigi Berti, entrambi chiamati a un percorso artistico invidiabile. All’attività di scrittore affiancò a lungo quella di giornalista, realizzando importanti inchieste e apprezzati reportage, come quello sulla rivolta del popolo ungherese, nel 1956, per liberarsi dalla dittatura comunista impostagli dall’Unione Sovietica.
«L’inchiostro nel quale Brignetti intinse la sua penna di scrittore fu il mare – si legge in una nota di Italia nostra –, visto non come un amplissimo spazio nel quale immaginare avventure più o meno suggestive, ma come un indecifrabile, affascinante scenario di intrecci esistenziali. In esso ci appare grande lo spazio riservato all’Elba».
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