Il Tirreno

La sentenza 

Dissalatore, nuovo ko al Tar per il Comune «La variante non inquina ma tutela il mare»

Giuseppe Boi
Dissalatore, nuovo ko al Tar per il Comune «La variante non inquina ma tutela il mare»

I giudici bocciano il ricorso dell’amministrazione di Capoliveri e la condannano alle spese «per uso non corretto del processo»

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Giuseppe Boi

Capoliveri. Una sconfitta senza se e senza ma. L’ennesima per il Comune di Capoliveri nella vicenda del dissalatore nella piana di Mola. Il Tar della Toscana ha rigettato il ricorso con cui l’amministrazione comunale chiedeva di annullare il decreto regionale con cui si esclude la variante per le opere in mare dalla procedura di valutazione di impatto ambientale. Le richieste capoliveresi sono state dichiarate «inammissibili sia per carenza di un interesse meritevole di tutela, sia per mancanza di lesività dell’atto impugnato».

Secondo il tribunale amministrativo la variante non solo non comporta rischio di inquinamento, ma al contrario «mitiga l’impatto ambientale». In più «la scelta della realizzazione dell’impianto di dissalazione è stata già compiuta in modo definitivo, anche con l’assenso dello stesso Comune di Capoliveri, e non può essere oggi strumentalmente contestata». Per questo i giudici hanno condannato l’amministrazione di Walter Montagna a pagare 4 mila euro, oltre gli oneri accessori, per le spese processuali e inviato alla procura della Corte dei Conti la sentenza «per le eventuali determinazioni di sua competenza», vale a dire per stabilire se la scelta processuale dell’amministrazione abbia causato un danno alle case comunali.

La sentenza è stata pronunciata lo scorso 10 novembre in camera di consiglio da Carlo Testori (presidente), Alessandro Cacciari (consigliere) e Nicola Fenicia (consigliere estensore). Il Comune di Capoliveri era rappresentato dagli avvocati Giovanni Montana e Alfonso Celotto. A difendere la Regione era Fabio Ciari dell’avvocatura regionale. Asa (Azienda servizi ambientali) si era affidata all’avvocato Riccardo Farnetani, mentre l’Autorità idrica toscana (Ait) agli avvocati Paola Diani e Carmine Podda.

«Il Comune di Capoliveri, che dichiaratamente intende contrastare in radice la realizzabilità dell’impianto di dissalazione, non potrebbe trarre alcun vantaggio dall’eventuale annullamento del provvedimento – si legge nella sentenza –. Il progetto di variante riguarda infatti unicamente le opere a mare ed è stato presentato per venire incontro alle sollecitazioni provenienti dai Comuni elbani e della Val di Cornia, preoccupati dei possibili effetti ambientali negativi dovuti in particolare al rilascio in mare del concentrato salino».

Preoccupazione che, in base a quanto emerso nel procedimento davanti al Tar, non hanno fondamento. «La modifica delle opere a mare – scrivono i giudici del Tar –, peraltro, ha una finalità evidentemente mitigativa dei possibili effetti ambientali negativi derivanti dal dissalatore, e all’evidenza produce un minore impatto ambientale rispetto al progetto originario, essendo finalizzata a tutelare la prateria di posidonia oceanica, con il prolungamento della condotta oltre di questa e lo sversamento dei residui in un punto della baia posto più in profondità e più a largo e con maggiore esposizione alle correnti marine; nonché, essendo finalizzata a salvaguardare la spiaggia di Lido di Capoliveri grazie ai minori volumi scavati».

Insomma non solo «tutto ciò che è stato definitivamente deciso e approvato nel 2017, anche con il contributo del Comune di Capoliveri, non può essere rimesso in discussione», ma i giudici rilevano anche un utilizzo improprio del ricorso amministrativo: «È evidente come il Comune non abbia fatto un uso corretto del processo, che è stato invece intentato con l’obiettivo strumentale di rimettere in discussione un’opera pubblica già approvata in modo definitivo e di procrastinarne in tutti i modi possibili la realizzazione». Se non è la parola fine alla vicenda giudiziaria del dissalatore, poco ci manca.

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