Il Tirreno

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Il nuovo libro di Grazioso sulla Fortezza di Longone

Lu.Ci.
Il nuovo libro di Grazioso sulla Fortezza di Longone

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PORTO AZZURRO. Presto sarà in tutte le librerie dell’Elba il saggio storico di Fabrizio Grazioso, “La Fortezza di Longone: dall’«Estado de los Reales Presidios» alla «Cayenna del Mediterraneo»”, (Persephone edizioni).

Fabrizio Grazioso (24 anni) è così al terzo titolo pubblicato, dopo l’esordio con “Solo il rumore del mare. Porto Azzurro: storie, memorie e aneddoti (edizioni’Il Foglio’, 2015) e “Idillio Longonese” (Pacini editore, Pisa 2018).

Da dove nasce l’idea di dedicare una pubblicazione sulla Fortezza spagnola, oggi adibita a istituto carcerario?

«Ho avvertito la necessità di focalizzare la mia ricerca solo ed esclusivamente sulla fortezza creata dagli Spagnoli quando sbarcarono sui nostri lidi. Esistono tante pubblicazioni che dedicano spazio e pagine alla storia del forte; ma poi passano su altri argomenti».

Come ti sei mosso?

«Abbiamo già diversi titoli nella nostra libreria comunale che rimandano al periodo o che illustrano bene il quadro storico della fortezza. Poi avevo anche io del materiale inedito, avendo avuto precedentemente l’opportunità di misurarmi con questo tema. Tuttavia per fare un quadro dettagliato e più preciso sono andato all’archivio vescovile della diocesi a Massa Marittima».

Ma di quale periodo stiamo parlando?

«Del 1606. Anno in cui l’imponente complesso fortilizio descritto nel mio saggio fu costruito, per volontà di Filippo III, re di Spagna. Siamo agli inizi del XVII secolo».

Ma guardando la piantina della costruzione spagnola non si tratta semplicemente di un forte…

«Giusto. All’interno dei possenti muraglioni c’è una vera e propria cittadella capace di ospitare, oltre alla popolazione civile, più di 2. 000 soldati, la cui vita si alterna a violenti assedi e ad avvicendamenti di potere, la cui eco entra pian piano tra le pagine della Grande Storia».

Qual era il ruolo che essa ricopriva durante i tre secoli di vita?

«Le sue originarie funzioni erano quelle di avvistamento e difesa. Esse furono svolte fino alla metà dell’Ottocento. A partire dal 1890 in poi quando la struttura militare fu convertita in istituto carcerario, trasformandosi di fatto nella tristemente famosa Cayenna del Mediterraneo».

Accennava che sei stato all’archivio storico di Massa Marittima a cosa le è servito?

«A inquadrare nel giusti termini il periodo storico che stavo studiando. Così ho visto che già nel 1606 il vescovo Alessandro Petrucci è stato a Porto Azzurro a benedire il forte e ci ritornerà nel 1612 per dire messa nella prima chiesa del paese dedicata a San Giacomo. Chiesa i cui lavori di ristrutturazione e di ripristino architettonico stanno per essere ultimati, così all’interno del forte la popolazione carceraria potrà seguire le funzioni religiose in una vera chiesa e non in ambienti di fortuna come finora sta accadendo».



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