Gioco
No di Terra nostra alla concessione del porto turistico
Rio. «L’esproprio ai riesi del proprio paese continua ancora imperterrito. Non bastava consegnare ad un privato il business dell’illuminazione pubblica per venti anni, al costo fisso di 250 mila euro all’anno dalle casse comunali. Adesso anche il porto di Rio viene dato a imprenditori non elbani per 30 anni», così il gruppo consigliare Terra nostra boccia la proposta avanzata da un’azienda romana per ottenere una concessione trentennale sul porto turistico di Rio Marina a fronte di investimenti per 2,5 milioni. Un’opportunità ritenuta, invece, positiva dal sindaco Marco Corsini.
«Il porto non sarà più dei riesi, ma si dovrà sottostare anche alle pretese (legittime, ma a volte penalizzanti per gli utenti) del privato che investe», è certo il capogruppo Umberto Canovaro che attacca il primo cittadino e la giunta: «Fanno fare n affare al privato. Già gli investimenti sull’illuminazione, potevano essere finanziari dall’amministrazione comunale attraverso un mutuo che si barese pagato da solo coi risparmi di spesa sulla bolletta. Ora la ricchezza del paese, i voltoni, le rendite dagli affitti dei posti barca, andranno a soddisfare introiti privati: il comune si lava le mani, si occupa d’altro e così il paese piano piano muore. Quando i soldi della fusione saranno terminati, dopo il prossimo anno -50% circa, per le tasche dei paesani saranno dolori».
«Si sta vedendo come il modello liberista nel mondo stia portando sciagura e disuguaglianze, e Rio nel tempo, non farà eccezione – prosegue Terra Nostra –. Anziché darsi da fare per correggere un progetto di adeguamento funzionale del porto che è sbagliato, che lo insabbierà fin da subito perché esisterà una sola bocca di entrata e di uscita a mezzogiorno con conseguente afflusso di materiale sabbioso al suo interno che interromperà il naturale scorrere delle correnti marine, non trovano di meglio che disinteressarsi ancora di più del porto e della sua gestione».
«Questa giunta – conclude il gruppo d’opposizione – si sta caratterizzando per i forti danni di medio-lungo termine che stanno provocando al paese. È l’ora che i cittadini se ne rendano conto come fecero i longonesi quando si trattò di concedere il “loro” porto per venti anni al privato».
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