Il Tirreno

Nubifragio all’alba, scirocco e mare grosso: così il 7 gennaio 2011 cominciò il disastro

Luigi Cignoni
Nubifragio all’alba, scirocco e mare grosso: così il 7 gennaio 2011 cominciò il disastro

La ricostruzione di quella drammatica giornata a Campo nell’Elba in cui l’acqua il e fango tolsero la vita all’81enne Maria Luisa Basile 

3 MINUTI DI LETTURA





il ricordo

Luigi Cignoni

Un anniversario, quelo dell’alluvione di Marina di Campo, che rinnova un dolore mai sopito, pur essendo trascorsi dieci anni dalla tragedia. Una data, il 7 novembre 2011, ancora viva e impressa nella memoria non solo dei campesi, ma di tutti gli elbani. Un’ora che difficilmente sarà dimenticata è quella delle 7, 30 quando, in nella zona sud-occidentale dell’isola, si scatenò l’apocalisse. Gli orologi di molte famiglie, i cui componenti si apprestavano ad affrontare la giornata, nonostante la pioggia caduta in abbondanza, si fermarono a quell’ora. «Capii la gravità di quanto stava succedendo – ricorda Gian Mario Gentini, referente della Protezione civile dell’Elba ovest – dalla telefonata di un ragazzo attorno alle 7,35 di quella micidiale mattina: “Non voglio morire, aiutatemi”. Da quel momento scattarono i soccorsi».

Ciò che seguì è impresso nella mente dei protagonisti in modo indelebile. Fu un evento di cui non si sarebbero più dimenticati gli effetti. Né le conseguenze. L’alluvione segnò la comunità, più dell’inondazione del 2002 che sarebbe dovuta funzionare da campanello d’allarme per sistemare il reticolo idrico a valle dei bacini che fanno corona al paese. Nessuno però lo colse. Il dramma era solo rinviato.

Certo, quella di Campo non ebbe, a livello mediatico, la stessa risonanza nazionale di quelle dei giorni precedenti avvenuti in Liguria e in Lunigiana. Ma non fu meno drammatica. Una donna di 81 anni morì a Borandasco. Si chiamava Maria Luisa Basile. La vittima fu travolta dalla furia dell’acqua nella sua abitazione. Si muoveva con il deambulatore e, avendo problemi di udito. Potrebbe non essersi accorta dell’arrivo dell’onda montante. Probabilmente scivolò e batté la testa. Un’altra donna che aveva trovato scampo alla corrente arrampicandosi su un albero, fu salvata in extremis dalla furie delle acque. Poi ancora altri 5 feriti gravi, tra cui una donna, colpita da ictus.

Ma è sull’ambiente, sulla famosa spiaggia, sulle case e sulle vie del paese con le macchine trasportare via come fuscelli e accatastate le une sulle altre che la devastazione fu totale. Una forza titanica sembrò essersi abbattuta sulla Marina, inondandola di fango, detriti e rendendola quasi irriconoscibile. E quella che era stata ribattezzata la “Viareggio elbana” ora appariva un lontano ricordo. Fu il risultato della “bomba d’acqua” che qui si abbatté con la massima intensità dalle 5-5,30 fino alle 7-7,30 del mattino, in concomitanza con una forte mareggiata di scirocco. A conti fatti, l’evento calamitoso più intenso si concentrò su un’area molto limitata, pari a circa 9 chilometri quadrati, oltre al piccolo bacino di Cavoli per 4 chilometri quadrati. Il volume liquido prodotto dall’evento si stimò in oltre 2 milioni di metri cubi. Il trasporto solido dai versanti circa fu di 100mila metri cubi.

La solidarietà umana fu encomiabile. Oltreché istantanea. Protezione civile locali, regionali e interregionali, varie delegazioni di Vigili del fuoco, associazioni di volontari. E poi studenti e studentesse delle superiori elbane armati di guanti, scarponi di gomma e pale. Li battezzarono, come a Firenze, gli “Angeli del fango”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa