Toscana
Licenziamenti più facili, il segretario Cgil Lami: «Prepariamoci alla lotta»
PIOMBINO. «Prepariamoci a fare lotte sostanziose e non le tre o le otto ore fatte nel passato». Così Mirko Lami, sindacalista piombinese e segretario regionale della Cgil, si esprime sulla manovra di Draghi.
Lami ricorda che la Cgil ha convocato per giovedì prossimo l’assemblea generale nazionale, dove affronteranno questo tema. Lo stesso sindacalista, intanto, esprime il proprio pensiero.
«La fase è molto delicata, dal primo di novembre si apre uno scenario molto drammatico – sostiene Lami – decade il divieto di licenziare anche per le aziende in crisi, nelle piccole e medie imprese, il settore dei servizi, l’industria tessile e dell’abbigliamento. Le aziende potranno mettere alla porta i dipendenti e fare la ristrutturazione degli organici. Infatti, come previsto dal decreto siglato due settimane fa, solo le aziende che intendono avvalersi degli ammortizzatori Covid, quindi in forma esclusivamente volontaria, avvalendosi di questo non potranno licenziare per quello specifico periodo. Il fenomeno riguarda un numero di circa 13 milioni di lavoratori di piccole aziende, molte delle quali, poco sindacalizzate».
Di fronte a questo scenario «drammatico di perdite di posti di lavoro» e di conseguenza, «di famiglie che non avranno di cosa vivere – aggiunge Lami – abbiamo uno scenario nel quale, con il Covid, arriveranno dall’Europa migliaia di euro che dovrebbero servire per far ripartire l’economia. Mi pare semplice intuire che chi già sta bene avrà e chi non ha soffrirà ancor di più, anche perché tutti i bellissimi discorsi sul rivolgersi ai centri per l’impiego per ritrovare occupazione sono campati in aria. Questo perché manca l’offerta di chi offre lavoro e chi cerca personale, non lo richiede ai centri per l’impiego, perché lo vogliono esaminare le stesse aziende, per avere lavoratori come le aziende desiderano».
Secondo il segretario regionale della Cgil il governo, «riesce addirittura a mettere la clausola che se un lavoratore rifiuta la seconda offerta di lavoro dal centro per l’impiego, perde il reddito di cittadinanza, senza che vi sia una discussione su come deve essere quel lavoro. Ad esempio, un cinquantacinquenne, se rinuncia a spostarsi di vari km, perde il reddito di cittadinanza, praticamente si incentiva ad andare a rubare, se ciò non è demenziale, ditemi voi cosa può essere» .
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