Lutto
Farfalla di San Piero i confini del santuario non sono sufficienti
Il pericolo sulla base di nuovi studi del biologo Platania «Occorre proteggere ogni area che ospita specie uniche»
Luigi Cignoni
SAN PIERO. «Nella lontana Nuova Caledonia finora erano state descritte specie endemiche di Eumolpini. Ma alcune stime suggeriscono che il loro numero potrebbe essere almeno il doppio». Lo rileva Umberto Mazzantini, responsabile di Legambiente Arcipelago toscano che pubblica i risultati della ricerca sul sito Greenreport.it, relativi a un recente studio in cui sono descritte ben 11 nuove specie.
Per caprine di più Mazzantini ha intervistato Leonardo Platania, il principale autore dello studio, biologo dell’Università di Firenze che ha condotto per diversi anni indagini nel Santuario delle farfalle su monte Perone, a San Piero. Si devono a lui le prime schedature degli insetti che popolano la riserva biologica naturale dell’Elba occidentale. Di recente ha realizzato un progetto di ricerca che include il suo dottorato dell’Herbivore Beetle Evolution Lab di Barcellona. «Portato avanti ormai da 15 anni, lo studio – ha detto Platania – ha come obiettivo la diversità, l’origine biogeografica e l’evoluzione di un gruppo di coleotteri della famiglia dei Crisomelidi nel Pacifico occidentale, ovvero in quelle isole che milioni di anni fa facevano parte del continente perduto Zealandia». Le isole in questione sono la Nuova Caledonia e la Nuova Zelanda. «Queste isole sono state oggetto di discussioni in campo biogeografico. I loro bioti presentano un altissimo tasso di specie endemiche, alcune delle quali risaltano per le loro caratteristiche primitive». La presenza di antiche linee evolutive ha fatto sì che per molto tempo le isole fossero considerate delle arche di Noè, conservando tutti gli antichi organismi un tempo appartenenti al continente Gondwana. Significa che non basta più proteggere il biota neocaledonico, ma ogni singola area che ospita delle specie uniche e che rischiano di scomparire proprio per avere un range ristretto.
Platania e Mazzantini hanno lavorato alla conservazione della Zerynthia cassandra Geyer, 1828 all’Isola d’Elba e alla realizzazione del nuovo santuario di San Piero e tuttora collaborano in vari progetti. «Oggi – conclude il ricercatore – occorre proteggere ogni singola area che ospita specie uniche, come quelle scoperte all’Elba e che rischiano di scomparire proprio per avere un range così ristretto».
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