Il Tirreno

Marciana 

Frana di Campo Lo Feno, storia infinita La nuova rete paramassi va allungata

Stefano Bramanti
Frana di Campo Lo Feno, storia infinita La nuova rete paramassi va allungata

I lavori, ormai quasi completati, non sono sufficienti per garantire la sicurezza del tratto dell’Anello occidentale dell’isola

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Stefano Bramanti

Marciana. La vicenda della frana di Campo Lo Feno non ha ancora fine. A ormai quasi un anno dal crollo sarà ancora necessario attendere prima che sia ripristinata a pieno regime la viabilità nel tratto dell’Anello occidentale nel comune di Marciana. Ci sarà infatti una ulteriore proroga sul termine dei lavori. I tecnici hanno infatti stabilito che occorre estendere la rete paramassi realizzata nello scorso mese di agosto.

A rivelare al Tirreno che gli interventi di ripristino ambientale non termineranno, come previsto, entro la fine di ottobre è Andrea Solforetti, delegato alla provincia per gli affari dell’Elba: «La decisione di estendere la rete paramassi è stata presa per garantire maggiore sicurezza. Stiamo approvando una variante in corso d’opera, quindi i tempi si allungheranno, anche se di poco».

È facile immaginare che la notizia non farà felici gli abitanti della zona e gli operatori turistici. Tutti speravano di tornare alla piena normalità. Già in nel passato erano state mosse critiche e proteste, soprattutto contro la Regione Toscana, ritenuta da molti responsabile di non aver realizzato le opere in tempi più ristretti.

La frana nel versante occidentale dell’isola risale a quasi 12 mesi fa, per la precisione al 15 novembre del 2020. Il crollo per fortuna non causò nessun danno alle persone, anche se le grandi pietre cadute dal Capanne arrivarono fino al teatro all’aperto di proprietà della famiglia Chiarelli, dove in estate si tengono ogni anno concerti di musica classica.

Dopo il blocco totale della circolazione stradale durato mesi (potevano passare solo i mezzi di soccorso), dal 24 maggio i veicoli hanno potuto transitare a Campo Lo Feno grazie a un semaforo che regola il passaggio a senso unico alternato.

A questa soluzione provvisoria – che però ha avuto il merito di ridurre al minimo i disagi nel corso dell’estate – si è arrivati grazie al lavoro di diverse aziende e persone. La prima a lavorare alla frana è stata la cooperativa edile Nanni Elba, che ha rimosso i pesanti macigni e realizzato le prime opere utili a garantire un risanamento dell’area. William Caggiano e l’ingegnere della Provincia Massimo Canigiani hanno sottolineato più volte anche il ruolo decisivo dei rocciatori che hanno fatto cadere a valle le parti più instabili della parete rocciosa da cui è partito il crollo.

Il passo successivo è stato quello di mettere le prime reti di protezione a bordo strada e delle reti metalliche sulla roccia alle pendici del monte Capanne da cui erano caduti i grossi massi di granito pesanti tonnellate. Un’operazione che ha visto coinvolto anche un elicottero usato per trasportare in alto i materiali necessari ai lavori.

Quindi la ditta romana “Cs”, sotto la direzione dell’ingegnere Paolo Barzotti (che ha dichiarato di aver preparato il progetto di risanamento già a dicembre dello scorso anno) ha concluso i lavori di realizzazione di una grande rete paramassi metallica lunga 100 metri e alta 6 nella zona soggetta alla frana.

Ora però i tecnici ritengono necessario estenderla e i tempi per mettere la parola fine alla frana di Campo Lo Feno si allungano. Il tutto dando ragione al geologo e primo presidente del Parco Giuseppe Tanelli che sul Tirreno ha suggerito di realizzare un progetto permanente per queste zone rocciose in modo da evitare di dover intervenire sempre d’urgenza.

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