Gioco
«Basta con gli scioperi a scuola fuori i bimbi dalla vostra lotta»
Lettera aperta dei genitori della Marconi: «Sono già sei i giorni di lezione persi Nonostante bassissime percentuali di adesione i cancelli restano chiusi»
venturina. La protesta piombinese sugli scioperi no green pass del sindacato Fisi nella scuola trova una sponda nei genitori degli alunni della Marconi di Venturina.
«Siamo di nuovo a scuola, si potrebbe approfittare – scrivono i genitori dei ragazzi della “Marconi” in una lettera aperta – di ogni minuto di questi preziosi momenti, e invece? Invece no.. perché veniamo presi di mira dagli scioperi. A un mese dall’inizio della scuola, abbiamo già avuto sei giornate di sciopero a scuola. A volte siamo fortunati e l’adesione è talmente bassa che non ci accorgiamo di niente, ma altre volte ci troviamo il cancello chiuso, orari ridotti, classi che entrano anche per un’ora sola.
«Un noto filosofo – prosegue la lettera dei genitori – circa 40 anni fa mise in rilievo “le sette promesse non mantenute dalla democrazia”: tra queste il cittadino non educato, cioè la persona che non ha acquisito gli strumenti intellettuali, la capacità argomentativa e di giudizio necessari per prendere decisioni competenti e responsabili nella vita di tutti i giorni. Sono ragazzi che comprendono solo approssimativamente un articolo di giornale e non sono in grado di riassumerlo, che sanno far di conto ma hanno lacune profonde nella matematica e nelle scienze. Dopo questi ultimi due anni crediamo che quanto sopra sia tristemente vero».
Il riferimento è al periodo pandemico in cui il diritto allo studio «è stato calpestato, sotterrato, dimenticato. I nostri ragazzi hanno iniziato con un lockdown che li ha visti chiusi in casa per mesi, costretti a video lezioni arrangiate da insegnanti che fino al giorno prima lavoravano con libri, quaderni, fogli fotocopiati, matite, colla e pennarelli, e dal giorno tutto avveniva dietro ad uno schermo. Siamo passati poi a un anno costellato da quarantene e didattica a distanza. Tutto a discapito dei ragazzi, dei bambini ed il loro diritto all’istruzione in presenza. Ogni azione per arginare la pandemia ha visto come prime “vittime” gli studenti».
Poi appunto la ripresa regolare, seppur con limiti, e l’arrivo di questa ondata di scioperi. «Non vogliamo discutere sul sacrosanto diritto allo sciopero – dicono i genitori – Però ci piacerebbe vedere utilizzato questo strumento con più consapevolezza. Quello che pensiamo è che in modo particolare nella scuola, perché in nessun altro settore sentiamo parlare di scioperi ogni dieci giorni, lo sciopero abbia perso il suo valore iniziale. Questo lo diciamo noi, ma lo dice anche la percentuale di adesione: l’ultimo sciopero generale dell’11 ottobre ha visto un adesione del 1,3% su scala nazionale - Sciopero del 15 settembre lo 0,99% - sciopero del 27 settembre lo 0,79% sempre su scala nazionale, dati forniti dal Miur». Il problema è che «nella nostra scuola – proseguono – basta che anche solo un lavoratore del personale Ata del primo turno aderisca allo sciopero, e i cancelli non aprono. Quindi per uno sciopero che in realtà su base nazionale raccoglie veramente pochissime adesioni, i nostri bambini perdono comunque ore di didattica e si vedono negare il diritto allo studio».
I genitori degli alunni della “Marconi” si dicono peraltro «consapevoli del fatto che i dipendenti, tutti, sia personale Ata che docenti, hanno il diritto anche di non dichiarare in anticipo la loro volontà di aderire allo sciopero o meno, però vogliamo far appello anche a loro. Noi ogni mattina gli lasciamo in mano i nostri bambini, e siamo qui a chiedere di aiutarci. A stare non dalla parte nostra, ma da quella dei loro alunni. Aiutateci a garantirgli le ore di scuola che gli spettano. Non vi diremo noi come fare, ma siamo sicuri che avete degli strumenti in mano per evitare questo abuso di scioperi che va a danneggiare solo i bambini».
L’ultimo appello viene rivolto ai sindacati del comparto istruzione e non, «a giudicare dai dati di adesione agli scioperi, questo strumento di protesta non è più efficace come lo state utilizzando. Quindi o cambiate modalità di protesta o rivedete le motivazioni che stanno alla base. Talvolta per alcune motivazioni ci potrebbero essere altre vie per ottenere quello che chiedete. Scioperare ogni 10 giorni non può essere la soluzione, ed è necessario capire che con queste modalità, il danno maggiore lo stanno pagando nuovamente i più piccoli. Loro non hanno nessuna colpa, teneteli fuori dalla vostra lotta: permettete ai bambini di andare a scuola, di diventare adulti consapevoli ed istruiti. Loro sono il nostro futuro. Lasciate il comparto scuola fuori dalle vostre proteste».
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