Gioco
Il gran cuore dei ragazzi delle scuole di Capoliveri rende più accogliente il day hospital pediatrico
Insieme ai loro docenti hanno raccolto fondi per l’associazione Agbalt e un lavoro artistico per il reparto di oncoematologia per bimbi a Pisa
solidarietà
Antonella Danesi
I giovani studenti capoliveresi hanno dato un aiuto importante all’ospedale di Santa Chiara di Pisa. I contributi delle scuole capoliveresi sono stati indirizzati al reparto di Oncoematologica pediatrica dell’ospedale pisano nel quale è stato inaugurato proprio nei giorni scorsi il nuovo day hospital. A dare la notizia con orgoglio per quanto fatto dai piccoli alunni della scuola primaria è stata l’amministrazione capoliverese.
«È stata inaugurata nei giorni scorsi presso l’unità Operativa oncoematologica pediatrica dell’ospedale Santa Chiara, il rinnovato day hospital della struttura ospedaliera – scrive il comune di Capoliveri in una nota – un progetto realizzato anche grazie al contributo dei ragazzi della scuola primaria e delle loro famiglie iniziato alcuni mesi fa».
Una soddisfazione anche per gli insegnanti che hanno seguito i ragazzi nel progetto portato avanti in questi mesi. Con questo progetto infatti hanno potuto contribuire a realizzare un’iniziativa concreta che ha l’obiettivo di aiutare tutti quei giovani che si trovano a dover affrontare le molteplici difficoltà che comporta la malattia oncologica.
La collaborazione degli studenti capoliveresi si è tradotta in una raccolta fondi che è stata curata dall’associazione Agbalt, che unisce i genitori dei bambini affetti da leucemia e tumore. Ma non si sono fermati a questo. Hanno anche realizzato un lavoro artistico che è stato allestito all’interno del day hospital di Oncoematologia dell’ospedale pisano.
Nel 2020 sono stati più di 150 i bambini e gli adolescenti che ogni mese sono tornati nel day hospital pisano per sottoporsi a terapie e controlli, trascorrendo qui molte ore della loro giovane vita. «Da qui – concludono da Capoliveri – l’esigenza di migliorare l’ospitalità all’interno della struttura ospedaliera in grado di accogliere i più giovani in modo da farli sentire come persone ancor prima che come pazienti».
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