Gioco
«Maria Pisani, una di noi Sempre in prima fila per aiutare i bisognosi»
Eraldo Ridi ricorda la funzionaria del Comune di Piombino «Averle intitolato l’emporio una scelta che mi riempie di gioia»
IL RICORDO
Maria una di noi.
Aver dedicato l’emporio della solidarietà della Caritas diocesana a Maria Pisani mi riempie di gioia.
Il fine dell'emporio solidale è quello di concretizzare un aiuto che conservi pienamente la dignità della persona, favorisca percorsi di relazioni importanti per superare il bisogno e sviluppare attenzione allo spreco, al riuso e al recupero. Educare ed educarci alla speranza attiva, prevenire il disagio prima che questo diventi motivo di ulteriore vulnerabilità sociale. I poveri, i bisognosi, quali destinatari hanno bisogno di una cura che mira alla relazione oltre che al suo impellente bisogno.
Maria negli anni, da dipendente del Comune di Piombino, ha incarnato mirabilmente questo spirito e questa visione. Un segno che a mio avviso, attraverso di lei, dovrebbe essere riconosciuto a un gruppo di lavoro e di amicizie (Anna Rita, Stefania, Sandra e ora Graziano) che ha contributo a fare di Piombino una città migliore e più bella per quanto seminato, nella fermezza di valori, ascolto, responsabilità, accoglienza e solidarietà.
Il tratto comune non è stato un “pietismo caritatevole”, ma il “passaggio dalle prediche alle pratiche”, figlio di una formazione ecclesiale e politica in un tempo passato prezioso e ricco di riferimenti ideali, etici, estetici che non si sono logorati nel tempo. Hanno invece generato con l’impegno sociale, culturale, interculturale come valore di riferimento e di futuro. Impegno e riferimenti generosi che le passate amministrazioni hanno saputo valorizzare, favorire, rendere anche autonome nel rispetto delle regole, dei ruoli e nei valori condivisi. Maria: la sua esperienza nella vita sociale cittadina, nasce negli anni ‘70 nel quartiere Città Vecchia, in quella parte della città in cui prende vita l’esperienza delle comunità cristiane di base e del movimento iternazionale cristiani per il socialismo, a cui Maria partecipa alacremente, la cui attività si svilupperà in esperienze comunitarie, nel doposcuola in via del Coro, nelle lotte nel quartiere di “Trastevere” per il lavoro, la casa, la salute, la cultura e la scuola.
Poi l’impegno politico come servizio al bene comune: dalla segretaria della Fgci a membro della segreteria del Pci della Federazione Piombino-Val di Cornia-Elba e negli ultimi anni vicina a Rifondazione Comunista. Percorsi di formazione e di azione in gran parte condivisi. Qui nasce una domanda: questo importante riconoscimento, una scelta coraggiosa o inconsapevole?
Allora penso ai nomi non scelti. Ci penso e mi viene a mente don Sebastiano Leone, una figura centrale nella storia della nostra comunità ecclesiale e sociale e non solo, per l’impegno in prima fila verso gli ultimi. Un contributo originale, fuori dagli schemi, capace di ascoltare, efficace sulle risposte materiali e spirituali. Questa “non scelta” non l’ho immaginata come alternativa plausibile, ma scartata.
Magari, come sarebbe stato bello accomunare una funzionaria pubblica a un “prete di strada”, una donna e un uomo, una laica a un religioso, con bagagli esistenziali differenti, ma che hanno vissuto esperienze disponibili e aperte in due contesti diversi, ma sulla stessa sponda.
Allora, al di là delle buone intenzioni, come non si possono vedere “scambi tra poteri”, miopie pastorali, annebbiamenti di vista che riempiono la vita di paure invece di aprirla alla fiducia, alla speranza, all’incontro. Le frontiere sono il luogo privilegiato del ritrovarsi con gli altri e con noi stessi, perché sono i luoghi delle differenze che arricchiscono mettendoci in discussione, perché solo abbattendo i muri e costruendo ponti si potrà sentire il profumo degli spazi aperti.
Ecco perché: Maria è stata e rimarrà sempre una di noi!
Eraldo Ridi
(amico storico di Maria Pisani)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
