Sicurezza
Giada, tanti sogni e una chitarra per affermarsi come cantautrice
La giovane, nome d’arte N.U.D.D.A., è tra i volti di X Factor «Non capita tutti i giorni di stare su un palco importante»
Sara Chiarei
PIOMBINO. Ha lasciato da poco Follonica per trasferirsi a Piombino Giada Sardu con i suoi 21 anni e una borsa piena di sogni. Il suo nome d’arte è N.U.D.D.A. Ha una chitarra da cui non si separa mai con la quale è arrivata fino ai bootcamp di questa ultima edizione di X Factor, il programma televisivo Sky dedicato alla scoperta dinuovi talenti musicali.
Ti saresti mai aspettata di arrivare fin lì?
«Sinceramente no, anche perché eravamo tantissimi. Ho provato per gioco, ho deciso all’improvviso, senza alcuna aspettativa. Semplicemente un giorno mi son svegliata e mi sono iscritta all’ultimo tuffo, e quando mi hanno chiamata ho pensato “Che cosa strana! ”. Perché? In realtà era il terzo anno che ci provavo».
Il percorso è stato lungo? «Abbastanza e solo per arrivare alle audizioni».
Alle audizioni hai portato Achille Lauro, ai bootcamp invece?
«Ho scelto un successo internazionale, “I follow rivers” della cantante svedese Lykke Li».
Che esperienza è stata?
«Bellissima, esibirmi davanti a quattro giudici di quel calibro, dai quali ho ricevuto anche preziosi consigli, è stato un vero onore per me, e ho partecipato ai bootcamp nella squadra di Manuel Agnelli. Non sono cose che capitano tutti i giorni, poi ti trovi a cantare su un palcoscenico importante come quello e con le telecamere accese. Insomma io sono felice anche se sono uscita ai bootcamp».
Quindi da ripetere?
«Perché no, magari un giorno ci riproverò. Ora però voglio prepararmi di più e dedicarmi ai brani che scrivo di mio pugno».
Da quanto tempo canti?
«Ho iniziato quando avevo tredici anni, prima con la chitarra e poco dopo col canto e da qualche mese mi sono iscritta alla Crossroad Music Lab dove a breve riprenderò le lezioni».
Esperienze passate?
«Ho partecipato a due edizioni del Festival Estivo, la prima volta avevo più o meno quattordici anni, la seconda nel 2018 e successivamente a un concorso che si svolge a Tarquinia».
Hai conservato finora le tue canzoni nel cassetto?
«Sì, prima di presentarle voglio essere convinta che sia un lavoro fatto bene. Io scrivo sia musica che testi, lavorando su chitarra e voce, ma in realtà mi sono decisa a farle ascoltare solo da quest’anno, prima mi vergognavo. Ora non mi dispiacerebbe che i miei pezzi venissero prodotti, sono già stata contattata in tal senso da professionisti che mi hanno vista in trasmissione».
Cosa è per te la chitarra?
«È ciò che mi da senso di protezione, mi sento più sicura imbracciandola».
Quali sono i tuoi artisti di riferimento?
«In realtà sono un’onnivora, ascolto un sacco di artisti di generi diversi. In questo periodo però ammetto di avere un debole particolare per Billie Eilish».
Come definiresti il tuo genere musicale?
«Pop cantautoriale».
Perché N. U. D. D. A. ?
«Non è un acronimo, ma significa niente in sardo. Quelle sono le mie origini e in più mi piace prendere le parole o cose che mi hanno assillato negli anni per trasformarle in elementi positivi. C’erano persone che mi dicevano “Non sei niente” e io ho preso questa parola per creare uno scudo e riderci su. Ad esempio c’è un numero sfortunato che mi ha tormentata per un po’di tempo, alla fine ho deciso di tatuarmelo! ».
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