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Centrale a biomasse Nuovi proprietari ma vecchi problemi

Giorgio Piglia
Centrale a biomasse Nuovi proprietari ma vecchi problemi

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Giorgio Piglia

Monteverdi. Una nuova società ha acquisito la centrale a biomasse della Caletta, che è ferma da anni, e intende riprendere la produzione elettrica. I controlli preliminari effettuati dall’Arpat sono risultati negativi e i neo-proprietari hanno chiesto al Comune di Monteverdi altro tempo per “mettersi a posto”. Con una delle sue prime ordinanze, l’architetto Davide Pedrini, nuovo responsabile dell’ufficio Tecnico, è venuto incontro alla richiesta della proprietà concedendo 45 giorni per eseguire gli interventi per superare l’esame dei tecnici Arpat.

Sono questi gli ultimi sviluppi di una storia che sembrava aprire interessanti prospettive di lavoro e invece non ha mantenuto le iniziali promesse. Siamo nel 2013, un imprenditore di Cecina con interessi nel turismo e nel fotovoltaico mette gli occhi su un vecchio podere dell’Ente Maremma abbandonato e cadente lungo la strada sterrata che porta all’Abbazia di San Pietro. È “La Caletta”, in posizione panoramica, luogo molto frequentato dai cacciatori che da anni si ritrovano a festeggiare le battute in una “casa delle ribotte” da loro costruita poco distante. L’imprenditore ha un piano, trasformare il podere in rovina in una centrale a biomasse e produrre energia elettrica. Il Comune lo incoraggia, ma impone un vincolo molto rigido: la ristrutturazione dell’immobile non dovrà alterare altezze e muri esterni, all’interno si faccia pure quanto occorre alla nuova attività. Che da subito si avvia con alterno funzionamento, appena un posto di lavoro e problemi ambientali. Anche l’acquisizione del carburante, ramaglie e resti di potature, non va come sperato e, pare, che un carico di legno resinoso sia la causa di un blocco irreparabile. Così la centrale viene posta in vendita e dopo alcuni anni di inattività trova il compratore. Anzi sono due, Gaetano Tedeschi di Roma e Antonio Del Francia di Massa, soci al 50 per cento nella Società agricola Caletta Energy. I nuovi proprietari si attivano subito per rimettere in produzione l’impianto e lungo il percorso devono sottostare, l’estate scorsa, anche a un controllo dell’Arpat. Non positivo: i tecnici dell’antinquinamento descrivono la situazione trovata in Comune e l’ufficio Tecnico concede alla società Caletta Energy un paio di mesi per mettersi in regola. Ma quando l’Arpat effettua un nuovo sopralluogo, accerta che ancora non tutto è a posto.

E qui si apre un nuovo capitolo, una sorta di braccio di ferro: quelli che per Arpat sono rifiuti da smaltire secondo apposite e costose procedure, per Caletta Energy sono materiali utili a far ripartire la produzione tanto da promettere di portare prove a sostegno della loro tesi. Ma serve tempo, così il Comune concede, con l’ordinanza firmata dall’architetto Pedrini, altri 45 giorni. Entro novembre la risposta ai problemi sollevati da Arpat.

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