Sicurezza
«Rischio frane all’Infernaccio: fate presto»
Il geologo Tanelli: «Quello che è successo a Campo lo Feno può ripetersi. Occorrono nuove regole e più prevenzione»
Stefano Bramanti
Marciana. L’Elba occidentale è ancora in attesa della conclusione dei lavori di messa in sicurezza nella zona di Campo Lo Feno, colpita il 15 novembre 2020 dalla nota frana di crollo. Intanto però Giuseppe Tanelli, geologo che ha insegnato all’Università di Firenze e negli anni ‘90 primo presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, interviene di nuovo per ribadire che occorrono disposizioni e regolamenti ad hoc perché vengano effettuati il prima possibile altri lavori: «Per evitare future frane nell’anello occidentale bisogna fare presto».
«La frana di Campo lo Feno deve essere d’insegnamento – dichiara il docente, che tra l’altro conosce benissimo il territorio perché risiede per lunghi periodi a Pomonte lasciando la sua residenza di Fiesole –. Sappiamo che molti punti del versante occidentale sono a rischio di frana. Nel passato ce ne sono state diverse e conseguentemente, come prima cosa, sarebbe opportuno creare una sorta di normativa ad hoc, in modo tale che certe lungaggini burocratiche, che si sono verificate per questa ultima frana, non accadano più. L’episodio è avvenuto alla metà di novembre del 2020 e sono mancati interventi necessari per molti mesi, semplicemente perché non era stato concesso lo stato di “somma urgenza” che avrebbe consentito di sveltire i lavori in un modo deciso, accorciando i tempi complessivi, per recuperare una sicurezza valida per tutto l’ambiente. Una cosa che non si deve più ripetere».
«Va creata in primis, ribadisco, una normativa che preveda che le frane dell’anello occidentale isolano siano subito catalogate come bisognose di interventi immediati – ribadisce –. Il secondo punto è che, con il concorso di tutti gli enti interessati, si deve agire da subito, specialmente nella zona dell’Infernaccio, per attuare altri lavori in grado di aumentare la sicurezza. Non c’è da fare una paramassi, come per Campo Lo Feno, ma una semplice rete di appoggio sulla roccia con la funzione di para detriti. Infatti, ci sono in alcune parti, dei punti in cui il pericolo non è la caduta di grandi massi, ma esistono blocchi di roccia che possono perdere pezzi di qualche chilo che ovviamente rotolerebbero verso la provinciale 25, mossi, ad esempio dal passaggio di qualche muflone o di cinghiali. Questa caduta, in particolare di notte, potrebbe nuocere al passaggio di auto o qualche motorino: un rischio da evitare».
«Quindi – conclude Tanelli – vanno realizzate presto tali reti di appoggio scegliendo le zone con opportuni studi e osservazioni. Insomma, vista la storia movimentata di queste aeree, è il caso di creare un progetto di prevenzione perenne, teso alla protezione ambientale. E non dimentichiamoci che siamo in un Parco nazionale, e ciò offre l’opportunità sia di velocizzare l’iter burocratico, sia di acquisire le risorse necessarie per gli interventi tesi a contenere i rischi idrogeologici» .
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