Il Tirreno

I ritardi nell’Area marina protetta e il fiato corto delle scelte politiche

Giovanni Frangioni

L’ex segretario Cgil e presidente Esa: «È un’occasione unica per l’Elba per contrastare il cambiamento climatico e proteggere la biodiversità» 

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la lettera

L’Area Marina Protetta dell’Arcipelago è il più grande investimento pubblico che l’Elba si può regalare. Se stentiamo a dare risposte chiare e concrete, anche nell’isola, sul cambiamento del clima (a Siracusa l’undici agosto si sono segnalati 48,8 gradi, la temperatura più alta negli ultimi 200 anni di rilevamenti nel nostro Paese), significa che siamo e saremo in ritardo nel porvi adeguate misure preventive. L’Elba ha un’occasione unica, straordinaria ed efficace per contrastare il cambiamento climatico e proteggere le biodiversità: istituire l’Area marina protetta (Amp, ndr).

L’ex ministro all’Ambiente Costa firmò, nel 2019, per la costituzione dell’Amp di Capri. Furono i comuni di Capri e Anacapri a richiederla. Ischia e Procida erano già Amp nel 2007. Quando ci fa comodo diciamo che le isole campane sono dei gioiellini, mentre non sono più modelli quando da quelle comunità parte un convinto sostegno per le Aree marine protette. L’istituzione dell’Amp ci permetterà di avere tre benefici fondamentali: ambientali, economici, sociali. Con una mossa sola l’Elba farebbe un gran balzo avanti per il proprio futuro.

Facciamo uno sforzo preliminare però: non confondiamo, per favore, le aree di tutela biologica (Capo Bianco, Le Ghiaie, Lo Scoglietto), o cose simili con le Amp. Le aree di tutela biologica hanno la funzione di ripopolare il mare delle risorse marine. Le Aree marine protette, oltre ai benefici sulla flora e fauna marina, mitigano e contrastano i cambiamenti climatici, difendono la costa dell’erosione, combattono lo sfruttamento del mare.

È dal 1982 che l’arcipelago attende tutto questo. Il rinvio è una strategia a perdere e non siamo più nel tempo nel quale l’ambiente può subire altre attese. Il rinvio non può essere l’unica bussola, o quasi, delle pigrizie nostrane. Lo sappiamo tutti che la strada del consenso è tra le strade più faticose. Ogni scelta, si sa, ha il suo peso ma quando si è nelle istituzioni e in politica una delle qualità fondamentali è avere il coraggio di prendere delle decisioni. Lo abbiamo visto con l’istituzione del Parco nazionale dell’arcipelago toscano.

Mi concedo un paradosso: le istituzioni all’Elba permettono ai cinghiali di continuare a essere indisturbati (Elba area vocata). L’Area marina protetta, che offre opportunità dal punto di vista ambientale, economico e sociale, non è entrata ancora nell’agenda di quelle stesse istituzioni, per essere istituita. Della serie “incredibile ma vero” e della serie “la pigrizia nel pensare e il peso del coraggio nell’agire”.

La politica locale, che va riposizionata dove merita, doveva comprendere da “ieri” per non accumulare ritardo su ritardi. “Adesso” deve assumere un ruolo più determinante, attraverso le risorse naturali, per il peso che queste esercitano anche nella economia.

Se non vediamo questo, ogni scelta avrà il fiato corto.

Un saluto e buon lavoro ai ragazzi che venerdì saranno in tante piazze italiane a manifestare, attraverso lo sciopero globale, per il clima.

Giovanni Frangioni

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