Attenzione
Monterufoli e Caselli La riserva restaurata con l’ostello si apre al turismo
Inaugurate la Villa delle Cento stanze e la Fattoria Nuova prospettiva per le ex case di caccia della Gherardesca
Giorgio Piglia
Monteverdi. Del recupero e riutilizzo della Villa delle Cento stanze di Monterufoli e della Fattoria di Caselli si cominciò a parlare negli anni Novanta: a distanza di oltre 30 anni, le due storiche residenze, ex case di caccia dei Della Gherardesca acquisite alla proprietà pubblica, sono state inaugurate nell’ambito della tre giorni Festival Valdicecina outdoor, che ha preso il via il 24 settembre nell’artistico Teatro dei Coraggiosi di Pomarance. A far gli onori di casa il presidente dell’Unione Francesco Govi e la sindaca di Pomarance Ilaria Bacci. Ora Caselli è attrezzato come rifugio per escursionisti, Cento stanze ostello di lusso.
«Siamo pronti ad accogliere gruppi organizzati e non – puntualizza Fabio Guiducci, presidente Insieme, la Onlus di Follonica a cui è stata affidata la gestione –, ma servono ulteriori interventi concreti della Regione e dell’Unione montana per far conoscere le due strutture in Italia e all’estero, serve una campagna di promozione di lungo termine e costosa che la Onlus Insieme non è in grado di sostenere. È necessario anche provvedere a una manutenzione costante degli immobili e delle sue apparecchiature, almeno una persona tutto l’anno». Tenere aperta Cento stanze, 50 posti letto, secondo il gestore costa 700 euro al giorno, Caselli (20 posti) un po’ meno.
Al Festival ci si è occupati anche di altro. Caselli e la Cento stanze sono immersi nella grande riserva naturale di Monterufoli-Caselli, che con altre minori aree protette costituisce il grande polmone verde della Val di Cecina: da Volterra al mare è attraversata da centinaia di sentieri e strade bianche, praticabili, ma anche interrotti da frane o dallo sviluppo della vegetazione. Dieci anni fa – come ha ricordato il fotografo/giornalista Enrico Caracciolo coordinatore del convegno – si cominciò a parlare di mettere in rete – fisica e digitale – quel groviglio di percorsi: l’idea è cresciuta nel tempo, è diventata un progetto, sono stati trovati i finanziamenti, oggi è una realtà concreta. È una “maglia” di 450 chilometri, 38 itinerari (a piedi, in bici, a cavallo) che attraversano in lungo e in largo i comuni della valle. Intercettano la Costa Etrusca e la Val di Cornia, chiaramente indicati da migliaia di segnavia bianchi e rossi. Sono stati ricostruiti tratti franati, installate passerelle e “maremmane”, creati punti di sosta e ristoro, posizionati cartelli didattici: una natura generosa e in gran parte incontaminata va fatta conoscere in tutti i suoi aspetti. Questo gran lavoro, portato a compimento dai forestali dell’Unione montana nel 2020, oggi è in internet: basta cliccare su Valdicecina Outdoor (o scaricare la App omonima) ed ecco apparire sullo schermo ciò che è stato realizzato. La realizzazione del progetto fisico e digitale è costata circa 370mila euro, finanziati da Unione montana, Cosvig e Regione, ma non è finita. «Comincia adesso la vera sfida», ha detto al convegno Yuri Bettini, assessore a Volterra, storica “mente” della valorizzazione naturalistica della Valdicecina.
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