Il Tirreno

poche rimanenze dell’annata 2020 

Bene i vini elbani ma poca produzione per spazi ristretti e danni dei cinghiali

Stefano Bramanti
Bene i vini elbani ma poca produzione per spazi ristretti e danni dei cinghiali

Negli anni Cinquanta c’erano 5000 ettari di vigneti oggi solo 300. I vitivinicoltori chiedono nuove stratege

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Stefano Bramanti

PORTOFERRAIO. Aziende agricole con cantine vuote o quasi, come quella di Arrighi che ha pochi vini rossi e bianchi Doc e in altri scaffali ha olio evo, lo stesso per Allori, l’Acquabona, dove sono rimasti i vini rossi. Idem per l’agricola Cecilia e le 100 rimanenze per le Ripalte. Rossi e passiti per la Montefico e Aldo Appiani sentenzia: «Nessuna forza giovanile ci darà il cambio. Ci vorrebbero nuove aree a vigna ma sono bloccate da regolamenti. Bisogna creare un progetto comune tra produttori per rilanciare il comparto. Nel 1950 erano 5mila gli ettari coltivati, oggi 300». La produzione media annuale elbana si aggira sulle 700mila bottiglie.

Il Consorzio vini Doc diretto da Marcello Fioretti, aveva previsto il problema e l’’Acquabona di Portoferraio, proprio di Fioretti, ora ha solo Aleatico Docg e alcuni tipi di vini rossi Doc a fronte di una produzione annua di circa 80mila bottiglie totali. Idem per l’agricola di Antonio Arrighi a Porto Azzurro, un po’ di bianchi e rossi e stop. Nei suoi 12 ettari ad anfiteatro rivolti verso il mare, ogni anno fa 40mila bottiglie. I motivi di questa situazione? La crescente domanda di nettari isolani perché i vini Doc sono di qualità e tutti li vogliono, clienti d’Italia e d’Europa, ristoranti, alberghi, enoteche. Un boom accompagnato da minore produzione negli ultimi due anni. Occorrono altre vigne ma è arduo ottenerle.

L’azienda agricola di Guido Allori a Lacona ha cantine vuote già dalla fine di agosto. «Si – conferma – e proseguono le richieste ma è tutto finito. Noi facciamo circa 20mila bottiglie annue. Il futuro sarà incerto. Scorte finite o quasi pure per altri colleghi e la prossima annata sarà un po’ scarsa per le gelate tardive, malattie vegetali, i cinghiali che sono un incubo. Occorre produrre di più ma i terreni agricoli in pianura da sfruttare non ci sono, esistono piccole particelle inadatte e in collina i luoghi abbandonati sono protetti dalla legge. Va cambiata: si facciano strategie in favore dell’agricoltura; la Coldiretti ha promosso una petizione per rinforzare il nostro comparto».

Analoghi problemi alla Cecilia di Marina di Campo dove confermano che i vini sono esauriti, è rimasto solo del rosso da invecchiamento. L’azienda è di circa 10 ettari e realizza sulle 65.000 bottiglie annue.

Approfondisce il tema Aldo Appiani del Montefico di Rio Marina: «All’isola – spiega – si consumano circa 25.000 ettolitri di vino nei 365 giorni, di cui solo un quarto è isolano. Abbiamo una produzione limitata rispetto alla grande richiesta che si è creata per la bontà dei nostri vini. Tutte le aziende agricole locali hanno standard di livello, ma non c’è ricambio: i giovani non si interessano alla terra. La Toscana ha fatto il progetto “Banca della terra” per cui darebbe gratis i terreni per coltivarli, ma nessuno si è fatto avanti. Ora al tecnico Cerboni c’è un corso di agraria, speriamo in nuove leve. Il nostro Consorzio deve creare un progetto comune, per trovare soluzioni. Per ottenere nuovi spazi ci sono vincoli, leggi, regolamenti e non esiste una politica per favore bene dello sviluppo agricolo. La nostra produzione è di 60mila bottiglie, acquistando uva da altre aziende elbane. Adesso mi sono rimasti solo dei vini rossi e i passiti».

Anche Carlo Ederle delle Ripalte di Capoliveri conferma «la crisi di produzione, i nostri vini sono quasi finiti, ne abbiamo un centinaio di bottiglie e dei vini di pregio selezionati. Il boom di acquisti di vini Doc elbani, il Covid, minori produzioni, anche per i danni da cinghiali, tutto ciò ha portato lo svuotamento delle cantine. È tempo – conclude Ederle – di rivedere le politiche commerciali e produttive, per cui noi agricoltori dobbiamo incontrarsi e progettare un futuro diverso. Noi di solito facciamo circa 60.000 bottiglie l’anno nei 13 ettari di vigne a produzione, mentre altri 3 ettari non sono stati utilizzati a causa dei danni provocati dai cinghiali, una piaga perennemente irrisolta» .

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di Redazione web