Il Tirreno

Vent’anni fa il viaggio in fondo al mare per riscoprire la storia dell’Andrea Sgarallino

Comitato progetto “A. Sgarallino” 2001

La preparazione dell’impresa fu lunga: furono fatte eccezionali riprese che mostrarono i due tronconi in cui il relitto era spezzato 

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Il racconto

Venti anni fa, un gruppo di subacquei aderenti alla Lega Navale Italiana, sezione di Piombino, discesero sul relitto del piroscafo “Andrea Sgarallino, adagiato sul fondo del mare a – 67 metri di profondità, al largo della baia di Nisporto, a non più di sei /sette minuti di traghetto da Portoferraio.

L’evento, ebbe molta risonanza a livello locale, e risaltò anche nei telegiornali regionali, interessando perfino la Marina Militare Italiana, che richiese il filmato originale girato sul relitto. La preparazione dell’impresa richiese molti mesi da parte del team organizzatore, guidato dall’allora vicesindaco del comune, Umberto Canovaro, che mise in piedi un comitato scientifico del quale facevano parte anche il compianto Ivan Tognarini, Carlo Olmo, Romano Bastianini (che all’epoca era presidente piombinese della Lega navale) ed altri. Al fine di agire in sicurezza, l’organizzazione fu davvero imponente: furono allertate le due capitanerie di porto (Portoferraio e Piombino), notevoli mezzi di soccorso navale, tre camere iperbariche sparse fra Grosseto e Livorno, l’elicottero pronto a salpare in caso di necessità da Sarzana. Le navi traghetto, per i giorni dell’immersione, furono dirottate su un percorso lievemente diverso per consentire la discesa nella massima sicurezza, e tutto venne calcolato al millimetro affinché le operazioni si svolgessero al minimo di rischio. I sub in quel 22 settembre 2001, gettarono il pedagno sulla plancia del piroscafo affondato, già individuato in precedenza col Gps, ed effettuarono eccezionali riprese subacquee che mostrarono perfettamente i due tronconi in cui il relitto era spezzato, l’albero di maestra abbattuto, la battagliola, e tutto quel santuario sommerso ormai diventato centro di vita sottomarina.

Quel giorno del 2001, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, i defunti furono onorati con l’apposizione di una targa di marmo sul piroscafo, che ancora resiste, e con l’intitolazione di un piazzale di attracco alle Vittime dello Sgarallino nella darsena di Portoferraio. Particolarmente toccanti furono le parole di don Giorgio Mattera, parente di alcuni scomparsi, dell’allora sindaco di Portoferraio Ageno e del Sottosegretario alla Difesa Francesco Bosi. Concluse la cerimonia il presidente del comitato Umberto Canovaro, che parlò spiegando le motivazioni e i significati di un’impresa come quella, che non voleva essere semplicemente un’azione muscolare di dimostrazione fisica, bensì un gesto, eclatante e rivoluzionario, per ricordare alle generazioni future la crudeltà della guerra.

Oggi, un gruppo di quei sub, in particolare Sandro Leonelli (che guidò la discesa), Claudio Gennai che fece le riprese, Milco Tonin, che intaglio la targa marmorea (oggi sono i “Tre Delfini”) sta collaborando con la classe Vª Ipsia dell’Istituto di Piombino diretta dal professor Michele Collavitti, che vent’anni fa era presente e girò le riprese in superficie, e che hanno allestito nel proprio laboratorio scolastico un drone subacqueo (contributo Lions Club) che nei prossimi mesi scenderà sul Piroscafo Sgarallino, al fine di documentare lo stato del relitto al giorno d’oggi e poi depositare una rosa scolpita dalla professoressa Lara Androvandi all’interno di un locale del piroscafo come atto di commemorazione attraverso l’utilizzo della pinza meccanica e grazie alla lunga autonomia di lavoro del drone. Anche questo, sarà un modo per onorare le vittime, anche questo un gesto significativo per non dimenticare.

Comitato progetto

“A. Sgarallino” 2001

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