Il Tirreno

Ricordando il padellone in piazza Immagini della Piombino che fu

Gordiano Lupi* ; ;

Frittura mista e paranza in quantità industriale versata in olio bollente  mentre la gente passava e si divertiva sentendo profumo di mare 

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L’intervento

La Sagra del pesce di Piombino non si fa da due anni, non solo per ragioni legate alla pandemia. In città è partita una raccolta firme per riportare l’evento nella nostra città, facendolo rientrare tra gli eventi del calendario estivo stilato dal Comune.

Gordiano Lupi*

Ricordo un tempo perduto che luglio non poteva finire senza il padellone.

Frittura mista e paranza in quantità industriale versata in olio bollente mentre la gente passava e sentiva profumo di mare.

Dario Gabbrielleschi riforniva i volontari portando il meglio del suo pescato mattutino, lui che era nato in piazza Bovio teneva alle tradizioni, proprio come me che scrivo, pure se non ho mai fatto il pescatore. Tonino ha messo nel menù la “Pizza Dario”, per ricordarlo, una pizza semplice, una Margherita con una fetta di prosciutto crudo sopra l’impasto cotto. Caro Dario, quante volte l’abbiamo mangiata insieme dopo una partita, prima di una riunione, festeggiando qualcosa, tirando tardi fino a notte fonda, ché Tonino non chiudeva mai.

Lo so che non la prenderesti bene questa cosa della sagra sospesa, d’una festa del passato abbandonata, un po’ come Cicciolo, che al suo posto fan carnevali dominicani con tamburi arabi. Niente di male, chiaro, son per l’integrazione, al tempo stesso mi piacerebbe conservar le tradizioni.

Ricordo piazza Bovio addobbata a festa, tanti piombinesi, persino turisti, anche se non eran tempi d’eventi, gente da fuori ne veniva poca. Era la nostra Piombino, una città che curava l’importanza di tutto il suo passato; Mauro Carrara ti faceva visitare antiche strade, pozzi di vecchi condottieri, vicoli oscuri, cisterne ormai dimenticate. Ricordo persino Agosto con gusto, il vino, i sorrisi, il cibo locale, produttori di grani antichi e viticultori.

Ricordo il piazzale d’alaggio con la Festa del Mare, era politica, lo so, ma che c’importa? E soprattutto il grande padellone che incantava gli occhi d’un bambino per mano al babbo, verso fine luglio, quando cominciava la vera e propria sagra. Babbo, cosa ci mettono in quella padella così grande? Chiedevo. Ci friggono una balena. Rispondeva mio padre. E io ci credevo. La mia nostalgia percorre strade perdute ma non impossibili, ché la sagra del pesce si celebrava fino a poco tempo fa, prima in piazza Bovio, poi nel piazzale d’alaggio di Marina.

Adesso lo so bene che c’è il Covid, so pure che i volontari non ci sono, son quasi tutti andati a frigger pesce in Paradiso, hanno trovato un padellone immenso delimitato dai sogni dei bambini. E il nostro padellone troppo vintage pare non sia un buon motivo per spingere i turisti a visitar Piombino.

Meglio uno Spritz. Tutto più facile. Tutto più alla moda. Non servono neppure i volontari.

* Scrittore ed editore

del Foglio Letterario



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