Il Tirreno

«11 settembre 2001, come un film dell’orrore»

Valeria Parrini

Il ricordo di quei momenti terribili nel racconto di dieci piombinesi: tutti hanno ancora negli occhi le immagini della tv

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Valeria Parrini

PIOMBINO. Tutti si ricordano cosa stavano facendo quel giorno di vent’anni fa. Quando le notizie dagli Usa cominciarono a rimbalzare nel resto del mondo. Tra incredulità, paura, dolore. C’è chi, come il dottor Alessio Demi, di anni ne aveva 22 e stava preparando un esame universitario insieme a un amico. «Biochimica, per l’esattezza. Dal volume di sottofondo di una tv, cominciammo a capire. Chiudemmo i libri e iniziammo a seguire tutti gli aggiornamenti in un crescendo di incredulità. Attentati negli Usa, e poi di quei tipo...», racconta il medico.

Nel suo studio artistico di via Cairoli, Stefano Fontana stava ascoltando una trasmissione radio. «Lì per lì pensai a uno scherzo. Di lì a poco arrivò la telefonata di mia moglie. Chiusi lo studio e andai a casa davanti alla tv. Eravamo sempre più allibiti, in un mix tra la sensazione di essere dentro un film di fantascienza o nella realtà. Fu chiaro subito che la tragedia non sarebbe finita lì. E gli ultimi giorni dimostrano che i nostri soldati sono morti inutilmente».

Daniela Pardini rimase talmente colpita dall’evento da decidere, anni dopo, di dedicare un flash del suo spettacolo sulla contrapposizione tra il bene e il male, a «una tragedia immane, che ti chiude lo stomaco. Avevo 16 anni quando accadde ed ero a casa con mia madre. Ero legata a quelle torri simbolicamente e a Manhattan per motivi personali e artistici. Conoscendo le loro dimensioni, – prosegue la coreografa – percepii subito la portata del disastro. E’ assurdo come un solo secondo possa spazzare via tutte quelle vite».

Si trovava a Roma col suo bambino, in un ambulatorio medico, in attesa di una visita. «Ero sconfortata per l’ambiente in cui mi trovavo e questa notizia aggiunse angoscia», afferma Patrizia Becherini, insegnante che non ama le semplificazioni. «Dopo tre anni - aggiunge – lessi un libriccino con i testi di due conferenze dell’Institut du monde arabe a Parigi, tenute dal sociologo Morin e dal filosofo Baudrillard: furono illuminanti soprattutto per l’inquadramento dei “peccati originali” dell’Occidente e per l’importanza attribuita al dialogo “etico” come strada da privilegiare per contrastare la violenza del mondo».

«Ero a Pisa con mia moglie per una visita medica quando mio figlio ci telefonò per avvertirci suggerendo, per il rientro, di non passare dall’area della base americana di Camp Darby», commenta Mauro Carrara. «Tutti - sottolinea lo studioso di storia locale - ricordano il 2001. Io voglio rammentare anche l’11 settembre 1973 quando gli americani consegnarono il Cile e la vita di Salvator Allende al golpista Pinochet con le conseguenze che sappiamo».

Torri gemelle, cratere, Freedom memorial: Maurizio Cantagalli ha visto di persona le tre fasi. «Seppi dell’accaduto dalla tv al ritorno dalle vacanze in Val d’Aosta», spiega il sindacalista. Era stato negli Usa in viaggio di nozze, nel 1995. C’era tornato nel 2008, proprio nel periodo della ricorrenza degli attentati. «Rimasi colpito da ciò che restava in termini di vuoto e di oggetti delle vittime raccolti nel memoriale, dagli schermi che riproponevano gli attentati in tutta la loro drammaticità», prosegue Cantagalli. C’è tornato anche nel 2014 e ha potuto vedere la Freedom tower che ha sostituito la distruzione.

Lucia Fabiani aveva 19 anni e stava rientrando dalle vacanze in Sicilia in auto con gli zii: «Verso metà viaggio la radio cominciò a parlarne e facemmo il resto del tragitto seguendo tutto. Arrivammo a sera e guardammo la tv. Le immagini mi colpirono ma la percezione esatta di quanto questo avrebbe cambiato le cose l’ho maturata nel tempo più che nell’immediato».

Era più che trentenne l’ex calciatore Corrado Ottanelli e si trovava al Magonello, il campo di calcio a cinque di viale Regina Margherita. Lo informò un amico e lui accese la tv. «Quello che stava accadendo sembrava un film. Al di là degli atti di una drammaticità assoluta, - commenta - mi resi conto che inevitabilmente saremmo andati verso altre tragedie. Come infatti è stato».

Andrea Marianelli, cassintegrato Lucchini, ricorda: «Fortunatamente in quei giorni ero al lavoro. Arrivarono le prime notizie da fuori e facemmo delle telefonate esterne per saperne di più. Dopo la prima sensazione di sdegno per tanta violenza, fui preso dallo stupore. Era surreale che una potenza come gli Usa fosse risultata così vulnerabile».

«Ricordo che eravamo ancora a tavola. L’incredulità fu la prima sensazione», commenta Manuela Lancioni. Subito dopo il pensiero della commerciante corse alla disperazione di chi era là dentro. E a quella dei familiari che da fuori stavano assistendo in diretta alla morte, e in che modo, dei loro cari. «Ho ancora impressa la disperazione dei vigili del fuoco di fronte all’impossibilità di far fronte all’accaduto. Sì,mi sembra accaduto ieri».

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