Il lutto
Sul caso Barbatoja la proprietà difende quanto ha costruito
A decidere sullo stabilimento il Consiglio di Stato Il Comune prosegue con le ordinanze di demolizione
CAMPO NELL’ELBA. Ancora si discute sulla grande struttura in legno costruita alle spalle della spiaggia di Fetovaia, fra le più note dell’Isola d’Elba. Al centro di una battaglia legale tra la società Barbatoja srl, di cui è titolare Stefano Martinenghi, e il Comune campese che ha già fatto le ordinanze di demolizione.
La società Barbatoja non si arrende, dichiarando a più riprese che tutto è stato costruito nella norma, riconoscendo al sindaco Montauti di aver ragione quando afferma di attendere il pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso alla sentenza del Tar della Toscana che è stata impugnata principalmente perché il Genio civile incaricato dello stesso tribunale, con una verifica sul posto ha accertato che le opere realizzate sono legittime sia sotto il profilo del titolo edilizio che strutturale. «Il Tar non ha tenuto conto del parere del Genio e ha sentenziato l’opposto – dicono dalla società –, dando per metà ragione a noi, chiosco bar e cabine sono legittimi in quanto amovibili, e per metà al Comune, il pergolato non è precario e amovibile».
Un comportamento, secondo la società Barbatoja, che non sarebbe accaduto in Francia o Germania. Non rimane altro che attendere oggi la valutazione da parte del Tar della seconda sospensiva richiesta in merito all’ordinanza del Comune che ha imposto la demolizione dello stabilimento balneare e dei parcheggi.
«Innanzitutto si deve sapere – continua la società – che il progetto nel 2017 ottenne tutte le autorizzazioni da parte dei cinque enti competenti. Il nocciolo della contestazione è che il Comune ritiene che il pergolato non sia in realtà precario e smontabile, ma una nuova costruzione edilizia a causa delle piastrelle di cemento prefabbricato sulle quali poggiano i 27 pali. Il Comune le definisce plinti di sottofondazione di una nuova costruzione edilizia, mentre il Genio li definisce dadi di cemento prefabbricati facilmente amovibili a mano. A questo si riduce l’abuso denunciato mediaticamente dal Comune per screditare la società e assumere provvedimenti tanto gravi quanto irreparabili». Che prosegue: «Se le sentenze stabiliranno che abbiamo ragione noi tutto rimarrà com’è. Se stabiliranno che ha ragione il Comune allora smonteremo tutte le stagioni anche i pergolati e li rimonteremo a dieci metri dal fosso. Così risolveremo ogni contestazione». In tal senso il 16 luglio la società titolare ha comunicato al Comune di Campo che, in attesa della sentenza del Consiglio di Stato, darà comunque esecuzione alla sentenza del Tar impugnata. «In tutta risposta – conclude – la società ha ricevuto l’ordinanza di demolizione e il diniego della proroga delle concessioni demaniali stabilita per legge al 2033, con il pretesto di abusi edilizi dichiarati inesistenti dal Genio civile che i giudici devono ancora valutare».
L. C.
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