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La locomotiva contesa Muti: «Va portata a Canneto»

Giorgio Piglia
La locomotiva contesa Muti: «Va portata a Canneto»

La replica di Pisa: «Piuttosto mettete un “segnavia”. Lo faremo anche noi» Il sindaco di Monteverdi si sfila dalla disputa e invita al dialogo fra Comuni

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Giorgio Piglia

MONTEVERDI. Soffiano venti di polemica intorno alla storica ferrovia che dalla stazione di Monterufoli (ristrutturata, oggi è un agriturismo con clientela internazionale) portava la lignite estratta in miniera a Casino di Terra (Guardistallo) e da qui proseguiva sulla rete nazionale per alimentare industrie e centrali elettriche.

Motivo del contendere è una locomotiva chiamata “Dante Alighieri” che fece servizio su quella tratta: l’architetto Antonio Muti, presidente dell’associazione Siti Geostorici – che ogni anno in vari luoghi celebra la festa delle miniere – ne invoca l’acquisizione da parte del Comune di Monteverdi per farne la maggiore attrazione del nascente museo delle miniere, finanziato dal Gal Etruria con oltre 100 mila euro, e affidato alla stessa associazione per l’allestimento e la gestione. La sede al primo piano delle ex scuole di Canneto.

Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il Comune di Pisa: il 2 agosto scorso l’amministrazione pisana ha inaugurato con adeguata cerimonia pubblica la collocazione della locomotiva “Dante Alighieri” in piazza Baleari in fregio al lungomare di Marina di Pisa: di lì, per diversi anni fra 800 e 900 la sbuffante macchina a vapore trainava i convogli passeggeri della Pisa-Pontedera.

Scrive su Fb l’architetto Muti: «Abbiamo ritrovato la locomotiva del 1880 “Dante Alighieri” della ferrovia Canneto-Casino di Terra. Chiediamo al sindaco di Monteverdi, Francesco Govi, di riportarla a Canneto in un locale protetto per un restauro e una definitiva collocazione a ricordo dei tanti sacrifici di una comunità di minatori».

Questo l’antefatto. Ora facciamo un passo indietro per un po’ di storia, affidandoci alle note di Adriano Betti Carboncini, liberamente tratte da “Ferrovie e miniere in Toscana”, integrate dalle ricerche di Simone Francalacci, conduttore di treni e appassionato ricercatore di storia ferroviaria, basato a Cecina. In sintesi la ferrovia delle miniere fu costruita in meno di tre anni e venne inaugurata il 25 aprile 1872. Per farla passare si costruirono ponti lungo la valle dello Sterza, oggi ridotti a ruderi, a colpi di piccone venne aperto un varco nella roccia dura. I vagoni carichi di lignite erano trainati da una locomotiva “1 Monterufoli” di costruzione inglese, a cui si aggiungeva una “locomotiva di spinta – racconta Francalacci – in particolari condizioni di maltempo”. I binari erano “a scartamento normale, e non ridotto come erroneamente scrisse Carlo Cassola nel suo romanzo “Ferrovia locale”, ed Einaudi 1968”.

La miniera e la ferrovia ebbero vite alterne, tra ricerche di nuovi filoni di scavo, crisi di mercato e rotture dei mezzi trainanti. Questi furono più di uno. Da ultimo ecco comparire la “Dante Alighieri”, venduta dalle Tramvie Pisane al conte Ugolino della Gheradesca subentrato nella proprietà della società mineraria: siamo nel 1921. Nove anni dopo finisce l’attività estrattiva, la “Dante Alighieri” viene utilizzata da zuccherifici e altre industrie sparse per l’Italia, termina il suo servizio negli anni Ottanta. A questo punto, pensare di portare via la locomotiva da Marina di Pisa è fuori dalla realtà. L’amministrazione pisana difende con forza la collocazione in piazza Baleari. «Grazie alla sensibilità del proprietario – dice l’assessore al turismo Paolo Pesciani, che ha coordinato ricerche e installazione – abbiamo ottenuto la locomotiva in comodato gratuito. Rivendichiamo la scelta fatta e la collocazione nel luogo dove passava la vecchia ferrovia pisana. Ci preoccupiamo anche di tenerla bene con trattamenti anti-salsedine e manutenzioni periodiche. È a mio avviso un segnale estetico ed etico, un’opera di sensibilizzazione». Infine Pesciani lancia una proposta a Muti: «Al vostro museo delle miniere mettete un “segnavia” che suggerisca la visita alla nostra locomotiva, noi faremo altrettanto, un “segnavia” per indirizzare il turista al museo di Canneto».

E il comune di Monteverdi? Francesco Govi si tiene fuori dalla diatriba, ma è disposto a dialogare con Pisa per soluzioni realisticamente fattibili. Carlo Quaglierini, consigliere delegato al turismo, interviene in modo tranchant: «Ma i cannetani sono interessati? ».

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