Il Tirreno

la cerimonia finale del premio letterario 

Il Brignetti è in salute e pensa già al 2022

Luigi Cignoni
Il Brignetti è in salute e pensa già al 2022

Il prossimo anno si celebreranno i 50 anni della manifestazione che quest’anno ha premiato “Italiana” di Giuseppe Catozzella 

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Luigi Cignoni

PORTOFERRAIO. Ha richiamato un pubblico numeroso alla Linguella la cerimonia conclusiva della 49esima edizione del premio letterario “Isola d’Elba, Raffaello Brignetti”, contrassegnata dall’affermazione di “Italiana” di Giuseppe Catozzella. Questa edizione si congeda dal pubblico, come ha detto l’assessora alla Cultura di Portoferraio Nadia Mazzei, puntando già da ora alla prossima che rappresenterà le nozze d’oro del premio.

Fra i motivi d’interesse, la costituzione della Fondazione Italo Bolano a fine mese che si propone di portare avanti e sviluppare il progetto dell’Open Air Museum di San Martino, come ha annunciato Alessandra Ribaldone Bolano, nel ricevere il premio “Elbana dell’anno” dalle mani del presidente di giuria Alberto Brandani, un po’ stanco per le fatiche sostenute nell’organizzare (per la seconda volta consecutiva in tempi di pandemia) l’evento culturale più importante dell’Elba.

Lo ha ammesso lui stesso, sfoggiando in testa un “Panama” bianco. Ma talmente importante il ruolo del presidente, che senza di lui, come ha riconosciuto Giorgio Barsotti, del comitato promotore, la manifestazione non si sarebbe potuta effettuare. A Marino Biondi il compito di leggere la motivazione in base alla quale la giuria ha assegnato il riconoscimento: «Italiana di Giuseppe Catozzella è un romanzo storico. La nascita (cruenta) di una nazione. Una guerra civile. Combattuta e vinta da una parte, combattuta e persa dall'altra. Forte, compatto, costruito su salde partizioni (quattro parti, In paese, Italia, Nel bosco, Libertà), fondato su documenti secondo il modello manzoniano dei componimenti misti di storia e invenzione, “Italiana” non è un romanzo prigioniero di schemi. Il sud è al centro della narrazione, un sud martoriato, e la grande dimenticata in quel meridione, la Calabria della Sila, della Grande e Piccola Sila, stretta e sacrificata fra la Sicilia dei Principi e la Napoli dei Re».

Alla domanda dei giurati di conoscere la molla che lo ha convinto a scrivere il romanzo, Catozzella ha risposto che sono stati da una parte i racconti che gli faceva da piccolo la nonna parlandogli della brigantessa; dall’altra l’ha convinto il nonno paterno, parlamentare, che si era impegnato nell’azione politica di dare la terra ai contadini. «Operazione che non ebbe sviluppi – ha concluso – Fu una promessa non mantenuta. Anzi mio nonno finì qui la sua carriera politica».

Il prefetto Francesco Paolo Tronca ha posto l’accento sulle contraddizioni politiche che contraddistinguono l’Italia. «Esse – ha detto – hanno caratterizzato la storia moderna del nostro Paese. Hanno segnato duramente certi momenti contemporanei. Alludo agli Anni di Piombo, al terrorismo, esperienze, queste, nate sempre dalle contraddizioni».

Il direttore del Giornale, Augusto Minzolini, anche lui tra gli ospiti, ha posto l’accento sul fatto che 150 anni di vita dello Stato sono davvero pochi rispetto ad altre nazioni che ne hanno invece molti di più. «Dall’osservazione dei recenti fatti – ha aggiunto – traggo una speranza, vedendo come abbiamo fronteggiato la pandemia. Vedo le ingiustizie, ma sono fiducioso, partendo dal presupposto che siamo divenuti la sesta potenza mondiale dopo aver perso la guerra.

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