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Susanna, prof. milanese innamorata del cane Lampo: «Voglio farlo conoscere ai miei studenti»

Francesca Lenzi
Susanna, prof. milanese innamorata del cane Lampo: «Voglio farlo conoscere ai miei studenti»

Un cane viaggiatore, un libro senza tempo e una magia che, dalla stazione di Campiglia, percorre centinaia di chilometri 

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CAMPIGLIA. In questa storia ci sono due magie: quella che nasce dalle pagine scritte di un libro, e quella di un cane col pelo bianco pezzato di rosso che ha voluto vivere viaggiando. Il libro in questione è “Lampo cane viaggiatore”, scritto da Elvio Barlettani, piombinese e ferroviere a Campiglia Marittima e pubblicato da Garzanti nel 1962. Lampo, bastardino capitato un bel giorno alla stazione di Venturina, scelse lui e la sua famiglia come padroni. In verità, Lampo di padroni non ne ha mai avuti, libero e ostinato sino alla fine. Morì la sera del 22 luglio del 1961, investito da un treno merci in manovra; venne seppellito in un’aiuola della stazione, dove ora c’è una statua in sua memoria. Qualche giorno fa Susanna Carpi si è fatta una foto proprio in quel punto. Susanna ha 53 anni ed è di Milano. Di più, è milanese da quattro generazioni. Eppure Lampo lo conosce bene. Perché il babbo, Pinin Carpi, gliel’ha raccontato quando lei era piccola. «Mio papà era scrittore per bambini e, negli anni Sessanta, lavorava alla Garzanti – spiega Susanna – A me e a mio fratello leggeva il libro di Lampo. Non solo. Quei luoghi per noi erano legati alle vacanze. Negli anni Settanta andavamo sempre a San Vincenzo, Punta Ala. E rigorosamente col treno, visto che mio padre non aveva la patente. Per me il treno voleva dire viaggi meravigliosi. E passare da Follonica e Campiglia Marittima era ogni volta un’emozione straordinaria. Papà ci parlava di quel cane fantastico che lui stesso amava. E una volta, in occasione di una coincidenza, scesi dal treno, ci mostrò la sua statua. Per molti anni non mi è più capitato di passare da quelle parti. Poi è successa una cosa».

È successo che in un gruppo Whatsapp, creato per una vacanza in un agricampeggio a Baratti, qualcuno, a un certo punto, abbia pubblicato il biglietto della tratta Milano-Campiglia e Susanna, con un tuffo al cuore, torna indietro nel tempo. «Iniziai a parlare di Lampo, ma nessuno conosceva la sua storia – dice la donna, insegnante di lettere in una scuola media – A me, però, tornò la voglia di leggere il libro di Barlettani. Non ho potuto fare quella vacanza, ma ne ho organizzata un’altra a fine agosto con mio marito e mia figlia. E lì mi è venuta l’idea di provare a rintracciare Mirna Barlettani, figlia di Elvio. Grazie all’aiuto del gruppo “Sei venturinese se” ci sono riuscita. Le ho chiesto la disponibilità a venire a Milano, nella mia classe, per parlare di Lampo, e lei ha accettato». Già, perché Susanna vuol portare a scuola la storia di quel bastardino bianco pezzato di rosso: «Durante il lockdown i ragazzi hanno sofferto molto la mancanza di movimento e Lampo è il simbolo della libertà di movimento – afferma Susanna – Il mio sogno, poi, è di riuscire a organizzare una gita scolastica. Se non quest’anno, il prossimo. E, magari, avviare un gemellaggio con qualche scuola lì sul territorio. La storia di Lampo è incredibile e meriterebbe più spazio. Anche nelle stazioni dove ha vissuto».

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