Sicurezza
Cento studenti a Baratti per conoscere il mare e la vita degli etruschi
A portarli nel golfo è stata l’Accademia europea di Firenze Il direttore è un piombinese di Populonia, Antonio Vanni
Francesca Lenzi
piombino. Baratti in estate quasi affonda dalla gente che c’è. Piombinesi in cerca di relax e turisti attratti dal golfo. Ieri pareva affondare un po’ più del solito, felicemente visitata da un centinaio di studenti. Tutti stranieri. Tutti dell’Accademia europea di Firenze, una scuola delle arti, della lingua e della cultura italiana, fondata nel 2005 come scuola di italiano per stranieri che, nel tempo, ha ampliato la propria offerta. Una roba che va all’opposto di chi dice che con la cultura non ci si mangia. «È una nostra scelta, noi ci crediamo». A parlare è Antonio Vanni, direttore accademico della scuola. Ha 44 anni ed è piombinese. «Precisamente di Populonia stazione – dice lui che, lasciata casa in gioventù, prima ha studiato a Firenze, poi a New York, e di nuovo a Firenze, all’Accademia europea, dal 2013 – Da noi ci sono studenti che arrivano da 41 paesi diversi. Nello specifico, il gruppo in visita a Baratti, viene dalla Elon University, North Carolina. Siamo fra le poche scuole che, nonostante il disastro portato dal Covid, è riuscita ad avere un numero così importante di ragazzi. Credo simboleggi in un certo senso la rinascita della mobilità studentesca internazionale. Un piccolo miracolo? Sì, lo è, e lo dico da laico. Tante scuole come la nostra sono a rischio chiusura perché i loro partner negli Usa non hanno investito abbastanza».
Ma che ci fanno cento giovani a Baratti?
«Baratti non è importante per motivi egoistici o autoreferenziali, ma per il mare che qui si unisce alla natura e alla civiltà – afferma Vanni – Noi spieghiamo cosa sia la cultura italiana e come possiamo farlo, senza che i ragazzi capiscano cosa sia il mare? Sono arrivati il 20 agosto a Firenze e andranno via il 3 dicembre. Quella di Baratti è la loro prima gita in Italia. Magari non capiranno tutto, ma è importante che respirino questo posto».
Non sarà una questione autoreferenziale, ma intanto i cento studenti Antonio Vanni li ha portati a Piombino: «Certo, mica li porto a Viareggio – sorride il direttore – L’ho detto ai ragazzi: ci saranno momenti in cui vi mancherà casa. Ecco, quando io ero lontano, nei momenti difficili, chiudevo gli occhi e mi vedevo sotto i pini di Baratti, la mia casa con la “c” maiuscola».
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