Il Tirreno

l’appello  

La direttrice Casani «Vaccinarsi è l’unica strada»

Federico Lazzotti

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Federico Lazzotti

LIVORNO. Ultima chiamata per il personale sanitario no-Vax che lavora all’interno dell’area Asl nord ovest. Ultima possibilità per mettersi in regola prima che l’azienda sanitaria faccia scattare la procedura che può portare fino alla sospensione. Che tradotto significa: niente stipendio almeno fino al 31 dicembre.

Ecco perché partiranno entro la fine di questa settimana 1.700 lettere di diffida rivolte ad altrettanti lavoratori della sanità (sia pubblica che privata) da parte dell’Asl Toscana nord ovest (Lucca, Pisa, Livorno, Massa Carrara). Si tratta di medici, infermieri e operatori sociosanitari che ancora non si sono vaccinati contro il Covid. Ma che dovrebbero farlo perché lo stabilisce la legge: il decreto 44 del 2021 impone, infatti, l’obbligo di vaccino al personale sanitario.

Di possibilità, a dire il vero, il personale sanitario no-Vax ne ha avute diverse. Sono trascorsi più di quattro mesi da quando il presidente del consiglio Mario Draghi ha firmato il decreto che sancisce l’obbligatorietà della vaccinazione per i professionisti della sanità. Ma da allora ancora molti di loro, anche in provincia di Livorno, continuano a non avere alcuna intenzione di sottoporsi al vaccino. E l’obiettivo di questa seconda (e ultima) lettera è semplice: lanciare un ultimatum a quegli “irriducibili”. Difficile fare un stima del personale interessato in provincia di Livorno poiché i numeri non sono stati ancora scorporati. Ma si pensa ad alcune centinaia di dipendenti tra Livorno, Cecina, Rosignano, Piombino e isola d’Elba. Per questi le sanzioni sono pesanti. E le possibilità sono due: i lavoratori della sanità non ancora vaccinati dovranno dimostrare (entro cinque giorni) di avere un motivo valido per non aver ricevuto il siero (ad esempio una patologia per cui la somministrazione potrebbe provocare delle controindicazioni). O, in alternativa, prenotare subito un appuntamento per l’inoculazione e bloccare così la procedura. Saranno poi i datori di lavoro a prendere i provvedimenti necessari in caso di mancata vaccinazione, anche dopo questa lettera. E se niente di tutto questo sarà fatto, le strade sono due: il demansionamento o la sospensione dal lavoro. Là dove possibile, infatti, i lavoratori della sanità potrebbero essere spostati a fare lavori d’ufficio (possibilità che, però, mal si concilia con la professione di medico o infermiere). Altrimenti rimane l’allontanamento dal luogo di lavoro. Fino al 31 dicembre, data in cui è stata fissata la fine dello stato d’emergenza.

Massimo Ferrucci, del sindacato Fials, resta cauto sia sui numeri che sulle conseguenze: «Al momento – dice – con ci sono elementi numerici attendibili sulla provincia di Livorno. Avevamo chiesto alla direzione aziendale un incontro per capire meglio una serie di situazioni, ma ci è stato risposto con una lettera. Invece molti aspetti andavano approfonditi».

Il motivo – prosegue Ferrucci – è semplice. «Non tutti gli operatori che non si sono vaccinati – è la premessa – lo hanno fatto perché sono no- Vax». Ci sono ad esempio lavoratori che hanno patologie che impediscono la vaccinazione anche per un periodo temporale limitato. Questi, con un certificato del medico curante, hanno diritto a mansioni diverse senza diminuzione dello stipendio. Poi c’è chi decide di non vaccinarsi per ragioni personali ed entrano in un’altra fattispecie. Per questa fetta di dipendenti e è prevista la possibilità, se l’azienda ha posto di essere demansionati, poi, solo in quel caso scatta la sospensione». Ferrucci conclude precisando un aspetto: «Non diciamo che siamo favorevoli a chi non si vaccina, ma c’è una legge da applicare nella maniera più corretta, ecco perché serve un confronto con il sindacato».

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