Gioco
Il primario Sani in piazza a Sassetta il paese meno vax di tutta la zona Asl
Invitato dal sindaco, il responsabile di malattie infettive ripercorre l’anno e mezzo di pandemia e guarda al futuro
Francesca Lenzi
sassetta. Il primario del reparto malattie infettive dell’ospedale di Livorno nel borgo fanalino di coda per la vaccinazione dell’area Asl Toscana nord ovest. Un paradosso? Niente affatto. L’invito del Comune di Sassetta a Spartaco Sani va proprio nella direzione di colmare un’indolenza vaccinale sul territorio che parla di un 34,6 per cento di popolazione sassetana vaccinata con doppia dose rispetto alla media toscana dell’area nord ovest del 53,8 per cento (secondo il rapporto dell’Asl di inizio agosto).
Il paese, poco meno di 500 anime, rappresenta insomma, suo malgrado, una sorta di fortino diffidente nei confronti della vaccinazione anti-Covid. Così il sindaco, Alessandro Scalzini, ha invitato Sani. «Perché lui è stato in trincea più di tutti – Le parole del primo cittadino – Perché ha visto davvero e da vicino cosa sia il virus, e perché può dare un’informazione scientifica». E, magari, per convincere i sassetani ancora ostili al vaccino? «Mah, non è questione di convincere qualcuno – replica Scalzini – L’importante è che certe cose vengano spiegate in maniera diretta, in modo che sia più facile per il comune cittadino entrare dentro l’argomento. Perché è fondamentale portare un po’ di cultura scientifica per tutti e stimolare il dibattito. Che siamo in un periodo nel quale le mezze verità sono peggio di una bugia intera».
Scalzini non lo dice, ma il sottotesto è chiaro: se viene a parlare il responsabile d’area delle malattie infettive com’è possibile non dargli credito e, di conseguenza, correre a vaccinarsi? Perché, effettivamente, a essersi trovati nella piazza della chiesa a Sassetta mercoledì sera, viene difficile pensare che Sani non abbia convinto anche i più riluttanti a Pfizer, Astrazeneca e via dicendo. È pure vero che, nella piazzetta, di no vax duri e puri non se ne sono visti, né sentiti. Solo, tutt’al più, domande, dubbi e perplessità.
L’incontro inizia alle 21.15, dopo il consueto quarto d’ora di comporto simil accademico. Nel pubblico una cinquantina di persone che, pur lasciando alcune sedie vuote, trovano posto sugli scalini della chiesa o in piedi ai lati della piazza.
«La vaccinazione è ad oggi l’unica arma che abbiamo contro il Covid», esordisce senza mezzi termini Spartaco Sani che, dopo aver ripercorso l’anno e mezzo di pandemia, fra l’incertezza iniziale e i vari lockdown – rigoroso il primo, più morbido il secondo – arriva alle varianti, compresa l’ultima, quella ormai predominante, la Delta, e al quadro della situazione attuale.
«Da luglio abbiamo un nuovo incremento dei contagi, ma con un numero inferiore di ricoveri rispetto alle ondate precedenti – dice il primario – Perché? Per due motivi: adesso si contagiano più giovani, con conseguenze meno importanti, e poi per le vaccinazioni. Mettiamoci, però, in testa un concetto: il virus nel corpo di un non vaccinato fa sempre lo stesso lavoro. Abbiamo gente di oltre sessant’anni intubata. Come una donna, obesa e diabetica. Speriamo di salvarla. Al momento nel reparto ci sono 21 ricoverati. Di questi solo tre sono vaccinati, e nessuno di loro è intubato. Il pericolo maggiore è per le persone obese, per i cardiopatici importanti, per chi ha il diabete, ipertensione arteriosa o enfisema. Detto questo, non mancano le forme severe anche nei giovani. Qualcuno ha dovuto indossare il casco per l’ossigeno. Esperienza traumatica per il paziente, per i familiari, e anche per noi sanitari».
«Che il vaccino poi non renda al 100 per cento immuni è una realtà – continua Sani – ma se un vaccinato prende il Covid, le conseguenze sono decisamente minori. Voglio essere chiaro: senza vaccinazione adesso saremmo nel casino dello scorso ottobre. L’obiettivo oggi è di vaccinare più persone possibili e arrivare alla riapertura delle scuole con una qualche difesa. Sulla presunta pericolosità del vaccino? I vaccini sono sicuri, non danno grandi effetti collaterali, e non si deve aver paura di farli. Le sciocchezze sulla modifica del dna sono appunto sciocchezze. E noi medici e personale sanitario vorremmo tornare a curare tutti. Il Covid ha distrutto gli ospedali. La preoccupazione adesso è che il virus continui a circolare troppo con eventuale proliferazione di nuove varianti, magari resistenti al vaccino».
«Lo stesso Green pass, che ha scatenato forti reazioni, è uno strumento, benché imperfetto, tanto che io l’avrei voluto più stringente, per ridurre la diffusione del virus – conclude Sani – Poi dobbiamo continuare a tenere la mascherina. Il tutto nella speranza di un autunno relativamente tranquillo, un inverno calmo, e fra un anno vedere ridotto fortemente il virus. Che sparisca è improbabile. Affrontiamo, però, la situazione con serenità. Ci sono motivi per essere fiduciosi».
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