Sicurezza
«Rimateria, no alle differenze tra i lavoratori»
Cisl e Uil spiegano i motivi della mancata firma dell’accordo con la curatrice: «Serve un’intesa per tutti gli addetti ex Asiu»
Luca Centini
PIOMBINO. L’accordo sindacale firmato dalla sola Cgil con la curatrice fallimentare Francesca Ozia rischia «di creare delle differenze di trattamento tra i lavoratori». È l’opinione di Uliano Bardini del sindacato Fit Cisl e di Massimo Marino (Uiltrasporti) che non esitano a definire «ingiusto» lo scenario che si andrà a creare con l’attivazione delle procedure di licenziamento collettivo dei 40 lavoratori di Rimateria e, al tempo stesso, con la garanzia dei presìdi minimi ambientali per i quali saranno utilizzati 12 dei 40 addetti mandati a casa.
I sindacalisti Bardini e Marino rispondono indirettamente anche alle sindache di Campiglia Alberta Ticciati e di Castagneto Sandra Scarpellini, che avevano spiegato come l’accordo sindacale serva a dare un minimo di reddito ai lavoratori licenziati, che in questo modo potranno accedere alla Naspi. «Non è corretto – sostengono Bardini e Marino – la Naspi scatta per tutti i lavoratori che vengono licenziati, anche per giusta causa. Quindi non è l’accordo raggiunto che garantirà la Naspi. Al tempo stesso non è corretto dire che con l’accordo firmato si avrà la garanzia della riassunzione entro 24 mesi dei lavoratori licenziati in caso di vendita del ramo di azienda e, quindi, di passaggio della discarica nelle mani di un nuovo soggetto. Quello che prevede l’accordo è invece il diritto di precedenza alla riassunzione dei lavoratori di Rimateria. Insomma, è sicuramente un bene che l’accordo firmato dalla Cgil preveda questo paragrafo, ma ciò non poteva essere determinante per la firma dell’intesa». Insomma, tra i sindacati non c’è una veduta condivisa su come affrontare la fase della attivazione della procedura di licenziamento collettivo e dei presìdi minimi ambientali della discarica. Per Cisl e Uil, che assieme a Fiadel non hanno firmato l’accordo, ci si dovrebbe sedere nuovamente a un tavolo e ragionare assieme alle istituzioni e alla curatrice con un obiettivo preciso. Porre le basi per una ricollocazione di tutti i lavoratori in Sei Toscana. «Per noi – sottolinea Uliano Bardini – sarebbe stato più giusto dare il via libera al licenziamento collettivo e quindi lavorare a un accordo per tutti i lavoratori ex Asiu, senza distinzioni».
Il motivo? Bardini lo spiega senza girarci intorno. «Se la mamma è una sola – dice – e in questo caso la mamma è l’ex Asiu, allora tutti i figli dovrebbero essere trattati nello stesso modo. E invece qui abbiamo i lavoratori di Serie A, quelli che sono già passati in Sei Toscana da anni, i figli di Serie B, ovvero i dodici che garantiranno i presìdi minimi, i figli di Serie C che sono stati presi con un contratto a tempo determinato in Sei Toscana, e i figli di Serie D, quelli licenziati e lasciati senza tutela. E questo per noi non è giusto. Vorrei sapere cosa ne pensano di questo le sindache Ticciati e Scarpellini. I lavoratori sono rimasti senza stipendio il 14 giugno e licenziati il 10 agosto: in quel periodo non siamo stati contattati da alcun sindaco, ad eccezione del sindaco di Piombino Ferrari».
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