Il Tirreno

«Viviamo tutti nel terrore di non conoscere il domani»

«Viviamo tutti nel terrore di non conoscere il domani»

Lo sfogo di un lavoratore a nome dei 40 licenziati 

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la testimonianza

Smette i panni del sindacalista per parlare come uno dei 40 lavoratori dell’azienda. Mauro Marini, piombinese di 59 anni, nella discarica di Ischia di Crociano è, anzi era, uno degli addetti ai controlli per conto di Rimateria. Uno di quelli che verificavano i rifiuti in entrata. Nell’azienda lavorava dal 2014, nel 2001 entrò a far parte di Asiu. Dovrebbe andare in pensione tra tre anni. Oggi è il lavoratore in mobilità di un’azienda fallita. «Viviamo tutti con il terrore del domani – afferma –, di cui non sappiamo niente. È un’esperienza traumatizzante».

Non ci gira intorno. «A sessant’anni devo andare a chiedere di salvarmi il culo perché io sono tra quelli fortunati, a cui mancano tre anni per andare in pensione. Ma ci sono colleghi che hanno una vita davanti, con altri dieci, 15 o 20 anni di lavoro. Tutti stiamo vivendo nel terrore, anche i 12 che sono chiamati a occuparsi dei presidi ambientali della discarica. Per quest’ultimi non è chiaro per quante ore e per quanto tempo».

I lavoratori hanno qualche responsabilità in questa vicenda? «Siamo le vittime senza colpa – dice – siamo stati usati per le campagne politiche e ora siamo senza lavoro». Che prosegue: «È vero che a Piombino abbiamo un sindaco che si limita a dire che è colpa degli altri. Ma è altrettanto vero che quegli altri ci hanno sempre fatto lavorare e mangiare, con tutti gli errori che hanno fatto. Questa faccenda andava risolta. Non poteva andare avanti? Va bene, ma prima doveva essere messo in campo un progetto. Sono 26 mesi da quando Ferrari è sindaco di Piombino e se Rimateria è stata definita una priorità non capisco perché si sia sempre opposto a qualsiasi progetto. Non abbiamo alcun segnale, ma spero che stia lavorando sottotraccia per tutelare i lavoratori e che si arrivi a una soluzione. In quel caso sarò tra i primi ad applaudirlo».

Non vuole essere frainteso Marini. «Non si tratta di accanirsi verso un sindaco. Stiamo parlando di un’azienda che per il 40 per cento è pubblica e prima di arrivare a questo epilogo, dal momento che il presidente era di fatto stato nominato dall’amministrazione di Piombino, bisognava arrivare a una soluzione. A tutela dei lavoratori e dei cittadini». E conclude: «Una cosa che tutti i lavoratori Rimateria bisognerebbe facessero è andare nei comuni di residenza e chiedere lo sgravio di tutte le tasse che arriveranno a loro carico».

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