Gioco
Rimateria, sindacati divisi sul metodo. Cgil: «Alle famiglie servono risposte»
Parla il segretario della Funzione pubblica che difende la scelta di firmare l’accordo sul licenziamento collettivo
piombino. «Un accordo urgente e necessario per i lavoratori». Non ha dubbi il segretario provinciale della Funzione pubblica Cgil Giovanni Golino in merito alla vertenza Rimateria. Il riferimento è all’accordo per la procedura di licenziamento collettivo dei 40 dipendenti, con la curatrice fallimentare dell’azienda che i rappresentanti Cisl, Uil e Fiadel hanno deciso di non sottoscrivere.
Il dato è un fronte sindacale che appare diviso, se non altro sul metodo. «Tutti i rappresentanti hanno contribuito a costruire l’accordo ottenendo maggiori tutele – prosegue –. Invece, probabilmente qualcuno ha percepito che trovava maggiore convenienza nel non firmarlo e ha abbandonato la barca in mezzo al mare. La Cgil ha contribuito all’accordo e responsabilmente lo sigla».
A dividere è la sfasatura nei tempi. Quelli necessari per dare un minimo di tutela alle 40 famiglie dei lavoratori licenziati, considerato che l’ultimo stipendio, quello di maggio, lo hanno percepito a inizio giugno. E quelli necessari al percorso avviato in Regione Toscana per definire una possibile prospettiva industriale all’impianto.
«L’accordo è servito alla maturazione del diritto alla Naspi, che scatta dal 68º giorno a partire dal 14 giugno, quando si è aperta la procedura di fallimento – prosegue Golino –. Il tavolo di crisi in Regione ha tempi lunghi e incompatibili con le esigenze dei lavoratori».
Che c’è nelle pagine dell’accordo che ha diviso il fronte sindacale? «Tra le tutele richieste da tutti e ottenute c’è per esempio il diritto di riassunzione da parte degli ex dipendenti – dice il segretario Golino –. Normalmente dura sei mesi e dopo se arriva un nuovo imprenditore è libero di assumere chi vuole. Invece, noi lo abbiamo portato a 24 mesi». Tra i punti c’è la garanzia sull’indennità di mancato preavviso per il licenziamento. E quella che ha permesso di avere un’attenzione per i lavoratori che non hanno modo di raggiungere la pensione con il periodo della Naspi. «In questo modo i colleghi più anziani che accederanno alla pensione di fatto hanno liberato dei posti di lavoro per chi andrà a occuparsi dei servizi minimi ambientali – sottolinea –. Inoltre, la tutela per i quattro lavoratori in questo momento in distacco a Sei Toscana. E la garanzia di un tavolo sindacale con il soggetto che dovesse rilevare l’azienda».
I sindacati dovranno provare a sedersi di nuovo al tavolo con la curatrice. Resta aperto il tema della costruzione delle tutele per i 12 lavoratori impegnati nei servizi minimi ambientali. «C’è da vedere se le cose cambieranno, poiché è in quell’accordo firmato da una sola sigla che sono stati previsti in 12. E comunque servirà un accordo per consentire loro l’accesso agli ammortizzatori sociali».
Il percorso avviato dalla curatrice con la Regione «probabilmente si concluderà a settembre – prevede Golino –. È stato avviato su richiesta dei sindacati per provare a costruire un progetto affinché si potesse valutare l’esercizio provvisorio o una migliore prospettiva industriale per l’impianto, per renderlo più facilmente cedibile a terzi e con una vita oltre il fallimento. Invece, si è fatto uno zuppone delle varie attività sindacali. Tutte sono in parallelo, ma purtroppo vanno affrontate in tavoli distinti».
Nessuno dei lavoratori è garantito. «Anche chi è addetto ai servizi ambientali lo è per un periodo di tempo che non è illimitato. È soltanto un ponte per arrivare alla cessione dell’impianto oppure alla chiusura definitiva e al fallimento».
C’è poi il giudizio su chi ha governato politicamente l’azienda nel passato e nel presente. «Non può essere dato un giudizio più favorevole a un sindaco piuttosto che agli altri. Gli incontri ci sono stati con tutti. Ovviamente, le responsabilità sulla vicenda Rimateria sono evidenti, ma siamo convinti che la buona politica si dimostra con le soluzioni concrete. Per i lavoratori e i cittadini chiediamo una risposta. La nostra prima rivendicazione è che ci sia l’intervento di un’azienda a partecipazione pubblica. E su questo si misurerà la buona politica». Intanto, il sindacato Cgil chiede «un confronto con chi a oggi si è presentato formalmente per rilevare l’impianto. Vogliamo un’azienda che non si occupi solamente di una discarica ma di economia circolare».
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