Sicurezza
Resta il cimitero urbano dei veicoli senza padrone
Il punto sul fenomeno censito dal Gruppo 2019 discusso in consiglio comunale Nell’arco di nove mesi rimossi solo tre mezzi di quelli segnalati lo scorso ottobre
campiglia. Auto e ciclomotori abbandonati, ridotti a carcasse, privi di targa o di parti essenziali. Il Gruppo 2019 dopo aver censito lo scorso ottobre più di dieci casi sul territorio di Campiglia Marittima, torna a chiedere conto all’amministrazione comunale con tanto di interpellanza su che cosa è stato fatto per contrastare ciò che ha catalogato come «degrado urbano e possibili fenomeni di inquinamento». Il risultato è stato presentato nella seduta consiliare del 27 luglio, con tanto di risposta scritta dalla sindaca Alberta Ticciati.
All’interno del parcheggio dell’area fieristica di Venturina Terme è stata rimossa un’auto. Altri due veicoli dal centro urbano di Venturina a cura dei proprietari, dopo gli accertamenti della polizia municipale. «I costi relativi alla rimozione e alla custodia devono essere anticipati interamente dall’ente – dice Ticciati – con possibilità di recupero coattivo nei confronti del trasgressore. Ma è una circostanza statisticamente non significativa». Tradotto, quasi sempre i costi restano a carico del Comune.
Inquadrare l’evidenza del degrado nella lente delle norme è tutt’altro che scontato. Una prima distinzione è data dall’area su cui è abbandonato il veicolo, che può essere pubblica o privata. E ancora si deve distinguere tra veicoli abbandonati che non si configurano, a norma di legge, come rifiuto e quelli che invece lo sono in tutto e per tutto. Nel perimetro delle aree pubbliche la polizia municipale interviene con un verbale che, oltre alla sanzione, impone al proprietario del veicolo, se individuabile, di provvedere alla rimozione a propria cura e spese. In caso di inosservanza l’intervento viene fatto dal Comune che poi provvede a rimettere il conto al proprietario del mezzo. Spesso i soldi non vengono recuperati. E forse uno dei motivi per cui si procede a fatica nella rimozione, al netto della complessità dell’iter, sta proprio nel fatto che a pagare il conto è il Comune e in epoche di vacche magre si preferisce girare le spalle per dare priorità ad altro.
L’affare si complica se chi abbandona sceglie un’area privata. In questo caso, ad attivarsi deve essere il proprietario dell’area, rivolgendosi al tribunale civile o facendo una querela a carico di chi ha invaso i suoi confini. Ma può accadere che l’abbandono venga segnalato agli uffici comunali dagli organi di vigilanza. In questo caso scatta l’ordinanza di rimozione di cui deve farsi carico il proprietario del terreno nel caso in cui sia impossibile risalire all’intestatario della carta di circolazione.
Una soluzione per i mezzi abbandonati in aree pubbliche prova a indicarla il Gruppo 2019, con il capogruppo Nicola Bertini suggerendo «una convenzione simile a quella di Piombino». L’amministrazione piombinese all’inizio del 2021 ha firmato una convenzione con la società Infinity Car. La società prende in carico il veicolo usurato, ma integro nelle sue parti elettriche e meccaniche, per la demolizione. Il cittadino deve compilare il modulo online, attendere la chiamata da parte della società e presentarsi al momento del ritiro dell’auto. «Gli uffici stanno valutando i pro e i contro di questa possibilità», afferma Ticciati. Mentre una previsione sui tempi per la rimozione di tutti i veicoli abbandonati sul territorio «allo stato non può essere fatta – conclude –. È necessario verificare se, nei singoli casi, trattasi di rifiuto o di abbandono poiché le due tipologie devono essere gestite in modo diverso». —
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