Il Tirreno

Porto Azzurro 

Va in pensione Papi medico di famiglia

L. C.
Va in pensione Papi medico di famiglia

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PORTO AZZURRo. «Dall’11 agosto si conclude il rapporto di convenzione tra l’azienda Usl Toscana nord ovest e il medico di famiglia Maurizio Papi. I pazienti del dottor Papi dovranno pertanto effettuare la scelta del nuovo dottore». Con questa scarna nota l’azienda sanitaria locale comunica ai pazienti del sindaco di Porto Azzurro la cessazione dal servizio del loro attuale medico, invitandoli a «effettuare la scelta del medico o pediatra dal proprio computer o dai dispositivi mobili come smartphone e tablet, senza la necessità di recarsi fisicamente agli sportelli».

«In me c’è molta amarezza e altrettanta tristezza – confessa Maurizio Papi al Tirreno –. Avevo anche inoltrato richiesta all’azienda di beneficare di una proroga e quindi avere un allungamento dell’attività. Mi è stata rifiutata». Dopo 42 anni esatti di servizio sanitario rivolto alla popolazione indigena e non solo, anche per Maurizio Papi è arrivato il momento di attaccare all’attaccapanni il camice bianco e disfarsi dei guanti di lattice. Prima come guardia medica in questo versante, poi medico di base ininterrottamente, con incarico anche di occuparsi dell’infermeria dell’istituto penitenziario di San Giacomo. «Noi siamo come i frutti di stagione – continua ancora Papi –. Andiamo bene finché siamo maturi e attaccati al ramo, poi passiamo. Ma è giusto che sia così. Diamo spazio ai giovani».

Difficile non cogliere nel timbro della sua voce una sottile ironia accompagnata da una costernazione mal celata per tutto il lavoro di medico condotto espletato in questi anni e poi ripagato con una semplice lettera di buon’uscita.

Diviso tra la scrivania di primo cittadino e il ricettario del suo ambulatorio, continua: «La mia vita è questa – dice appoggiandosi allo schienale della sua poltrona in via Cerboni – Se non sono in municipio, mi trovate qui in tutto le ore del giorno». Persiane abbassate e tende tirate, luce sempre accesa, sia d’estate, sia d’inverno a ricevere pazienti, a risolvere i loro problemi di salute.

Difficile di punto in bianco staccarsi da questo mondo. «Dietro il grande rifiuto della proroga al servizio – continua – ci potrebbe essere un’altra motivazione non professionale, ma legittima. Mi auguro non sia vero. Però preparo le mie controdeduzioni. Ho sempre cercato di aiutare le persone che si rivolgevano a me, dando sempre un contributo secondo le mie possibilità. Ora mi auguro che il passaggio di consegne tra me e chi mi sostituirà sia corretto e solerte. La gente non sa cosa deve fare».

«Attraverso Il Tirreno – conclude Maurizio Papi – intendo ringraziare tutta la gente che si è rivolta a me e le cui vite, sia pure per brevi periodi, si sono incrociate con la mia. Lasciarle per me sarà motivo di sconforto». —

L. C.

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