Il dolore
Il comitato Salute Pubblica: «La discarica va chiusa e messa al sicuro»
Il comitato salute pubblica lancia l’allarme sui rischi ambientali legati all’impianto e fa l’elenco degli interventi da realizzare
PIOMBINO. «Una discarica abbandonata». Inizia così un comunicato del comitato salute pubblica Piombino e Val di Cornia sulla questione Rimateria.
«Abbiamo tentato in tutti i modi, per anni e anni, di fermare l’avanzamento della discarica di Ischia di Crociano che cresceva continuamente, da nove metri a 15, poi a 24, poi ancora più su fino a 32 – affermano gli attivisti – Cresceva la discarica continuando a essere fuori norma, irrorando di odori acri l’ambiente circostante fino ad arrivare al quartiere di Diaccioni, fino a Baratti. Le società che si sono susseguite nella gestione della discarica non hanno adempiuto alle molteplici diffide della Regione, pur continuando a chiedere ampliamenti di volumi. Ed ecco che quando la Regione, prima di autorizzare altri ampliamenti, pretende che la discarica venga messa a norma, i privati che la gestivano hanno deciso di dichiarare auto fallimento e abbandonare la discarica così come è sempre stata, cioè fuori norma».
«Questo lo evidenziano i recenti report di Arpat che elencano le criticità dell'impianto – va avanti il comitato – Le analisi dei prelievi effettuati nei pozzi di controllo nelle discariche ex Asiu ed ex Lucchini hanno evidenziato alcune anomalie le cui cause sono sia interne al corpo della discarica per la tipologia dei rifiuti conferiti, sia esterne come ad esempio la possibilità di un contatto con la falda attraverso lacerazioni del telo di fondo. Si richiede quindi, ancora una volta, un’indagine sulla integrità del telo di fondo di entrambe le discariche e di procedere all’attuazione di uno studio idrochimico e idrogelogico, in relazione alla presenza di traccianti di percolato nella falda».
«Con una nota 7 luglio 2021 – prosegue il comitato – Arpat rileva che lo smaltimento del percolato prodotto non è effettuato con regolarità, in alcuni moduli il livello di guardia di riempimento della vasca di equalizzazione ha superato la percentuale prevista, quattro pozzi del biogas sono scollegati, le coperture temporanee non rispettano lo spessore previsto dalle normativa, che nell’area di coltivazione risultano visibili rifiuti non coperti, alcuni dei quali vengono spostati dal vento sulla sommità. Insomma, gli interventi da fare sono tanti e costosi e richiedono tempi lunghi. Circola voce che la curatrice fallimentare, la dottoressa Francesca Ozia, abbia ricevuto offerte da altri privati che intendono acquistare la ex Rimateria. Noi siamo dell’avviso che l’ impianto vada chiuso e messo in sicurezza per la salvaguardia della salute dei cittadini di Piombino e di tutta la Val di Cornia».
«Questa operazione non può essere delegata ad altre aziende private che continuerebbero a voler perseguire solo profitti – concludono gli attivisti – L’unico ente che può farlo è la Regione che, una volta chiusa la discarica ed escusso le fidejussioni, potrà garantire una volta per tutte la salute dei cittadini e la salvaguardia del territorio». —
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