Il Tirreno

I conti  

Dal 2017 spesi 26 milioni ma il bilancio si regge sui fondi ministeriali

Giuseppe Boi
Dal 2017 spesi 26 milioni ma il bilancio si regge sui fondi ministeriali

Il Parco dell’arcipelago brilla nell’attrarre finanziamenti ma la vendita dei servizi è una voce ancora marginale 

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Giuseppe Boi

Portoferraio. Quasi 26 milioni di euro – per la precisione 25.999.798 – investiti in 4 anni nelle isole della Toscana. Sono i numeri del Parco nazionale dell’arcipelago toscano (Pnat) resi noti dall’ente con il bilancio di sostenibilità 2017-2020. I dati, pubblicati in occasione del 25° anno della fondazione dell’ente, dimostrano come il Parco sia un attrattore di risorse per il territorio e come abbia ottime capacità di gestione e di pianificazione. Tuttavia mostrano anche come non sia economicamente sostenibile senza i fondi pubblici e come ci sia tanto da lavorare in particolare sul fronte delle entrate proprie.

I numeri del resto sono chiari. Se il contributo ordinario del Ministero della transizione ecologica (Mite) è dal 2017 costante intorno ai 3milioni di euro annui, il Pnat è stato sempre più capace di intercettare fondi con la progettualità passando dai 607.512 di quattro anni fa ai 2.768.101 dello scorso anno con la punta di 3.193.417 nel 2019.

Cifre che permettono la crescita e la sostenibilità del Parco, al contrario di quanto avviene con i “ricavi dalla prestazione di servizi e dalla vendita di pubblicazioni e materiale promozionale”. La voce di bilancio negli ultimi 4 anni è sempre cresciuta, ma le cifre risultano secondarie nei conti: 472.109 euro nel 2017, 516.701 nel 2018, 714.156 nel 2019 e 750.815 nel 2020 nonostante l’emergenza coronavirus. «Le entrate proprie derivanti dai servizi venduti sono in crescita, nonostante l’emergenza sanitaria internazionale, grazie alla vendita dei ticket di accesso a Pianosa, Giannutri, Gorgona, Montecristo e dei servizi collegati alla fruizione turistica», spiega il bilancio di sostenibilità.

Insomma, sul fronte entrate c’è ancora da lavorare ma il parco svolge un ruolo economico chiave sul territorio. L’ente è infatti capace di genera importanti ricadute sulle aziende che operano nelle isole grazie all’acquisto di beni e servizi. In quattro anni il Pnat ha riconosciuto a fornitori che operano nell’arcipelago toscano quasi un milione e mezzo di euro, per la precisione 1.411.546,59. E questa cifra è cresciuta in maniera esponenziale nel corso degli ultimi anni: nel 2017 e nel 2018 le aziende dell’arcipelago fatturavano al parco rispettivamente 72.055,72 e 78.298,47 euro, il totale è salito a 277.441,13 nel 2019 ed è arrivato a 983.751,27 nel 2020. Soldi importantissimi per le aziende locali, soprattutto in questi mesi di pandemia. —

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