Il Tirreno

rimateria 

Il Comitato Salute pubblica «Brutte voci sulla discarica»

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Il silenzio sulla discarica è assordante. È quanto affermano gli attivisti del comitato Salute pubblica Piombino - Val di Cornia interviene sulla questione di Rimateria con una articolata nota.

«Mentre i cittadini attendono fiduciosi sviluppi positivi circa la chiusura e la messa in sicurezza di quella discarica che deturpa il territorio di Piombino – spiegano gli attivisti – al comitato giungono indiscrezioni, poco rassicuranti. Innanzitutto la possibile vendita dell’impianto e si fa anche un nome, quello della società Eco Eridania, azienda leader nel settore dei rifiuti. A suo tempo aveva fatto parte della cordata per l'acquisizione di Unirecuperi, poi vinta da Iren, quindi già interessata ad acquisire spazi di discarica nel nostro territorio. Poi c’è la notizia di un recente report di Arpat circa le condizioni allarmanti in cui si troverebbe la discarica di Ischia di Crociano: se da un lato i cancelli di Rimateria sono ormai chiusi da oltre mese, dall’altro tutte quelle criticità e quelle prescrizioni che hanno fatto sì che non venissero concessi nuovi volumi dalla Regione Toscana, sono sempre presenti e richiedono interventi tempestivi».

Il comitato teme inoltre l’ipotesi che vedrebbe la curatrice fallimentare Ozia non optare per una prosecuzione provvisoria dell'attività della fallita RiMateria. «Sarebbero – dicono dal comitato – troppo alti i costi dei lavori di messa a norma della discarica, per non parlare dei debiti milionari di Rimateria, mentre i ricavi provenienti dai conferimenti già autorizzati nel cono rovescio, ammonterebbero a non più di cinque o sei milioni di euro e non coprirebbero certo costi e debiti. La curatrice fallimentare avrebbe nominato lo studio legale Volpe e Bedini proprio per assisterla in questa complessa fase di gestione del fallimento di RiMateria, lo stesso studio che ha rappresentato Navarra prima e RiMateria poi, nei vari procedimenti e ricorsi contro il Comune e al Tar. Una questione ingarbugliata e proprio per questo ci domandiamo: può un privato essere ancora interessato a questo business? Forse sì, ma siamo convinti, solo nel remoto caso che la Regione prometta ingenti spazi di discarica. Nel frattempo i cittadini si fanno, legittimamente, delle domande: chi effettua i controlli del sito? Il percolato viene regolarmente gestito? Le centraline per la qualità dell'aria funzionano? La messa in sicurezza del sito si è completamente fermata? Il comitato vuole scongiurare danni ambientali, vuole rassicurazioni che non vi siano infiltrazioni nella falda, che il percolato prodotto venga regolarmente smaltito e che non sussista alcun pericolo per la salute dei cittadini di Piombino».

Per questo lo stesso comitato si appella a sindaci, assessori, Regione e Tribunale: «Siano consapevoli che continueremo a vigilare su tutto quello che succederà sul territorio e non permetteremo altre inadempienze che mettano a rischio la salute e la qualità della vita dei cittadini di Piombino. Per tutti questi motivi il Comitato ha chiesto al Comune la possibilità di accedere agli atti in merito al report che Arpat ha inoltrato recentemente, oltre che al Comune stesso, anche alla Regione Toscana e al Ministero dell’Ambiente. Ma mon abbiamo ancora ricevuto risposta». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web