Il Tirreno

la grande frana  

È quasi pronta la rete paramassi sulla provinciale di Campo Lo Feno

Stefano Bramanti
È quasi pronta la rete paramassi sulla provinciale di Campo Lo Feno

L’obiettivo è chiaro: tornare alla normalità in tempi brevi La struttura metallica metterà in sicurezza il costone roccioso

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MARCIANA. Le prospettive sono chiare. Tornare alla normalità per la zona di Campo Lo Feno, colpita nel novembre 2020 da una frana di crollo importante, con alcuni massi di oltre 15 tonnellate che in parte hanno attraversato la strada provinciale numero 25. Sono finiti anche nella proprietà dell'avvocato Alberto Chiarelli, dove in estate di solito si svolge il festival della musica classica per gli associati. Tra una settimana saranno terminati parte dei lavori previsti, in quanto è stata realizzata la grande barriera paramassi, lunga 100 metri e alta circa sei, in grado di sopportare eventuali altri crolli fino a 5000 kilojoule. Ma per la ripresa della viabilità normale, adesso c'è un senso unico alternato regolato da semaforo, dovranno passare ancora mesi e per cui si presume che ai primi di ottobre dovrebbe essere riconquistata la circolazione libera perduta. Di tutto ciò dà informazione il progettista e direttore dei lavori, l'ingegnere Paolo Barsotti dello Studio Ingeo di Lucca, che ha diretto l’impresa aggiudicataria dei lavori specializzata in questa categoria, la M.S. Costruzioni s.r.l. di Roma.

«Il cantiere finale ha avuto inizio formalmente il giorno 11 giugno 2021, – spiega il direttore dei lavori – ma i lavori sono stati sospesi fino alla fine del mese per il passaggio di consegne fra la ditta che ha agito in somma urgenza, la Nanni Elba cooperativa, in quanto la Provincia di Livorno ha prolungato l'incarico per non lasciare il tratto di strada incustodito e quindi ha poi dato il via agli interventi del progetto esecutivo finale».

Ormai è quasi completata la barriera in rete metallica, sostenuta da grossi pali e ha uno sviluppo longitudinale di circa 100 metri e un’altezza di circa sei. È in grado di assorbire un'energia, connessa ad eventuali nuovi crolli di altre pietre, per circa 5000 kJ (energia assimilabile a quella di un masso di 10 t che precipita da un’altezza di 50 m)». Tale evenienza dovrebbe essere però scongiurata, in quanto gran parte dell’ammasso da cui è scaturito il crollo è stato bonificato dall'impresa elbana Nanni Elba, pendii granitici del monte Capanne rivestite con rete metallica, con intervento anche di un elicottero nei mesi scorsi. In ogni caso la paramassi garantisce una protezione rassicurante. Quindi grazie all'organizzazione dell'impresa specializzata e alla presenza costante e qualificata della direzione dei lavori si è proceduto al montaggio della barriera detta, opera principale di tutto il progetto. «È praticamente ultimata, - dice il tecnico che ha rilasciato l'intervista al Tirreno – si è agito tracciandola sul terreno e aggiornando le verifiche alle condizioni rilevate dopo i lavori di somma urgenza, che hanno di per sé migliorato la situazione. La posizione della barriera, quindi, è stata ottimizzata. Una volta completata la situazione di pericolo sarà certamente ridotta, ma si dovrà attendere il collaudo che avverrà in circa un mese cui seguirà, presumibilmente a settembre, la realizzazione delle opere finali di rivestimento dei versanti, che completeranno i lavori eseguiti dalla precedente ditta isolana. Dopodiché verranno smantellate le strutture provvisorie e si potrà ridare la libera circolazione a doppio senso di marcia, in una situazione di rischio considerevolmente ridotto rispetto alla situazione pregressa».

Ma sarebbe stato possibile ultimare i lavori in precedenza e non arrivare alla stagione estiva? «Non sta a me dirlo, ma la provincia mi risulta si fosse attivata per effettuare i lavori in somma urgenza, per la quale, a mio avviso, sussistevano tutti i presupposti vista la gravità del fenomeno. Infatti, inizialmente sono stato contattato proprio per gestire l’intervento in quel modo e ho predisposto il progetto entro il 2020. In tal caso i lavori, prima del mese di giugno scorso sarebbero stati fatti, come mostrano i tempi brevissimi che si stanno impiegando. Si sarebbero ridotti i disagi per la popolazione, le attività turistiche, evitando anche i rischi connessi con la presenza contemporanea della circolazione e dei lavori. Ma le cose sono andate diversamente». —

Stefano Bramanti

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